Furbetti perdenti, citofonare non basta

Pubblicato il 19 febbraio 2019, da Politica Italiana

Nel voto del Movimento 5 Stelle ci si può fermare sulla superficie. Limitarsi a dire che è un espediente poco dignitoso e miserevole del gruppo dirigente che si nasconde dietro un voto popolare che popolare non è (50.000 votanti, ma il mandato che hanno ricevuto è stato da parte di 10,6 milioni di cittadini: li rappresenta lo 0,5%?),che il quesito era formulato in modo non veritiero, perché lo fosse sarebbe bastato riprodurre la contestazione dei PM, che ritorna il tema che non vi è nessuna garanzia sulla veridicità dei dati della piattaforma Rousseau: non ci sono garanti neutrali, è una società privata che fa quel che vuole.

C’è però un tema di fondo che le furbizie non possono eludere. Io sono in buona compagnia tra quelli che ritengono che l’istituto delle autorizzazioni a procedere nei confronti dei parlamentari faccia parte di quelli strumenti dell’equilibrio dei poteri necessari al buon funzionamento della democrazia, presente in tutti i regimi democratici. Se fossi stato ancora senatore avrei letto con molta attenzione le carte, perché non sono inesistenti i motivi che possono fare propendere per un no all’autorizzazione.

Chi però ha sempre sostenuto che l’autorizzazione a procedere è un imbroglio, uno strumento a tutela della “casta”, una riprovevole difesa dei parlamentari che tradisce il principio di eguaglianza e grazie anche a questo è entrato in parlamento, non può avere dubbi, e non c’è finto referendum sufficiente a coprire la vergogna: la convenienza è passata sopra il principio, l’opportunismo ha prevalso.

Il voto registra impietosamente questo fatto: una divisione profonda tra chi i principi generali li dimentica e chi resta ancorato agli ideali e alle promesse di un movimento diverso dai partiti tradizionali. Tra chi si è fatto velocemente corrompere dalla partecipazione al potere e chi pensa ancora agli ideali originari. L’inizio di un divorzio strutturale tra una èlite di potenti ed una base elettorale che era ed è molto composita.

In tutta questa operazione una cosa è certa. Vince sempre Salvini. Perché per il suo elettorato le iniziative della magistratura appaiono un maldestro tentativo di condizionare l’attività di governo e per lui il messaggio è semplicissimo: io ho difeso il popolo, e su di lui il Movimento si è spaccato quasi a metà, con malesseri profondi nel proprio elettorato e nei gruppi parlamentari.

Il contratto di governo appare peggio di un contratto di convenienza reciproca: è un continuo tentativo di scambio di fronte all’opinione pubblica, in cui non valgono più principi, idee direttive, un giudizio lungimirante sul paese. Tutto è merce di scambio per il consenso immediato.

Io penso che la magia della pur lunga luna di miele si stia esaurendo. Come sempre però il popolo ha bisogno di poter guardare ad altro per aprire gli occhi. PD hai grandi responsabilità davanti.

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • RSS
  • Google Plus
  • Pinterest
  • Add to favorites
  • Print
  • Email

Scrivi un commento