Tav: i numeri del tubo

Pubblicato il 14 febbraio 2019, da Senza categoria

Usare i numeri a sostegno delle proprie ideologie, manipolandoli a proprio piacimento non è degno del metodo scientifico. Riporto qui il sunto comparso sulla Stampa dello studio dell’unico componente della commissione TAV realmente indipendente. Gli altri sono tutti collaboratori del prof. Ponti (da sempre contrario all’infrastruttura, ma quel che è peggio consulente delle società autostradali e perciò contrario al trasferimento del traffico dalla strada alla rotaia). Ancora una volta si conferma che i veri temi sono due: decidere se si ritiene necessario limitare il trasporto merci su strada (inquinamento, congestione aree urbane, deterioramento accelerato dei manufatti autostradali) e valorizzare la rete ferroviaria, se si ritiene di isolare l’Italia dal punto di vista geopolitico escludendola dalle grandi reti di trasporto transeuropee, aggiungendo al (si spera transeunte) isolamento politico generato dall’attuale governo un più grave isolamento strategico.

Il contro-dossier nelle mani di Toninelli: il saldo è positivo per almeno 400 milioni

Maurizio Tropeano

 

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1 commento

  1. Ignazio
    14 febbraio 2019

    Karima Delli, eurodeputata e presidente della European Commissioner for Transport all’ European Parliament mette dei punti fermi sull’assurdo e costoso progetto TAV Torino-Lyon:

    – “Le merci in 20 anni sono scese da 10 milioni di tonnellate a 3 milioni”, dimostrando l’inutilità di un nuovo tunnel e l’incapacità, a prescindere, di aziende e territorio di utilizzare l’intermodalità;

    – “La linea attuale, opportunamente manutenuta, può arrivare a 20 milioni di tonnellate” (9 volte maggiore del traffico odierno), a quanto risulta dalla perizie tecniche in possesso alla commissione dei trasporti europea;

    – “L’Unione Europea nei prossimi 2 anni ha stanziato solo 813 milioni di euro e non ci sono notizie di ulteriori fondi nelle pianificazioni successive”;

    – “NON E’ PREVISTA ALCUNA PENALE DA PAGARE ALLO STATO ATTUALE” , ne all’unione europea, ne alle aziende coinvolte, ogni voce di perdita era infatti inserita nello stesso bilancio previsionale che ad oggi prevedeva ci sarebbero state 25 milioni di tonnellate di merci, quindi intesa come “perdita economica ipotetica” del territorio, basando i dati su un improbabile aumento del 200%, ipotizzato circa vent’anni fa e rivelatosi erroneo e gonfiato.

    Ultimo punto, ma più importante:

    – “Before the final decisions on the multiannual financial framework are taken, it is still possible to reopen – at Italian, French and EU level – a discussion on how to best ensure an effective and sustainable railway transit without this tunnel, and on reserving more resources instead for sustainable jobs and green innovation.”

    TRADUZIONE: “Prima che siano prese le decisioni finali sul quadro finanziario pluriennale, è ancora possibile riaprire – a livello italiano, francese e dell’UE – una discussione su come garantire al meglio un transito ferroviario efficace e sostenibile senza questo tunnel e riservare più risorse invece per posti di lavoro sostenibili e innovazione verde. ”

    IN SINTESI: La presidente della commissione europea ribadisce ciò che le associazioni del territorio cuneese sostengono da anni:

    PRIMA si efficienta l’infrastruttura esistente e si incentivano aziende e pendolari a preferire la ferrovia, con forti (e coraggiose, n.d.r.) decisioni politiche

    DOPO (o nel migliore dei casi “nel frattempo”) si progettano le nuove infrastrutture, per poter accogliere quegli aumenti di traffico che ad oggi sono inesistenti per un’incapacità diffusa di pianificazione dello sviluppo economico territoriale.

    https://europeangreens.eu/content/valsusa-tunnel-no-risk-eu-sanctions-it-now-important-invest-existing-alternative


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