L’Italia s’è desta!

Pubblicato il 4 marzo 2019, da Pd e dintorni

Intanto festeggiamo. Dobbiamo e possiamo farlo, perché è stata una grande giornata per la democrazia. Ci sarà tempo di esaminare i risultati definitivi, vedere come sono articolati nel territorio, ecc. ma intanto possiamo dire una cosa.

L’Italia s’è desta, ha rialzato la testa. Un pezzo importante del popolo italiano, oltre alle primarie del PD ed alla matematica interna, si è stufata di sentir dire da una maggioranza confusa, inconcludente e incompetente che il popolo è con loro. C’è un altro popolo che ha deciso di non stare più alla finestra, di non fermarsi alle analisi astratte ma dire: ci sono e colgo tutte le occasioni possibili, dal partecipare alla grande e festosa manifestazione di Milano (o ieri a quelle di Torino pro TAV), al mettersi pazientemente in fila, pagando due euro, depositando la scheda delle primarie del PD, capendo che il numero delle schede più che la loro destinazione era la manifestazione di una Italia diversa.

Un dovere prima che una festa. Stando in fila per votare, e ricevendo le telefonante di molti amici per i consigli di voto, ho colto negli elettori (volontari) il senso di una grande serietà e determinazione. Era un clima diverso dalle altre primarie in cui in fondo prevaleva un clima di festosa partecipazione. Qui c’era la comprensione dell’assolvimento di un dovere: non si può restare silenti di fronte ad una predicazione dell’odio, della divisione, della cattiveria, della forzatura dei presidi democratici, di una elisione dei principi della vita democratica nella sua ricchezza.

Poi c’è la vittoria di Zingaretti, oltre ogni previsione. Evitiamo la banalizzazione, leggiucchio qua e là i commenti degli sconfitti: il ritorno dei vecchi, la ditta, il governo con i cinque stelle. Evitiamo banalità rancorose che non aiutano a capire. Avendo vissuto queste primarie molto al di fuori delle appartenenze e dei meccanismi congressuali posso assicurare che dei quasi 2 milioni di elettori la gran parte si è disinteressata alle dinamiche congressuali, francamente poco affascinanti. È andata a votare come segnale di resistenza democratica e semplicemente ha ritenuto Zingaretti la personalità più adatta a combattere la battaglia del presente.

Motivi? Saranno i più diversi. Si avrà avuto voglia di girare pagina, di scegliere quello più lontano dalla stagione del renzismo di potere, per andare oltre. Ogni rottamatore è un rottamando potenziale. Lo scriveva già Giordano Bruno: “non è cosa nova che non possa divenir vecchia, e cosa vecchia che non sia stata nova”. Sarà piaciuto il tono, il fatto di avere vicino una personalità molto apprezzata dagli italiani come Paolo Gentiloni, il fatto di aver dimostrato di saper vincere in contese elettorali difficili.

Più di tutto penso che gli elettori gli abbiano riconosciuto un ruolo di possibile federatore. Perché l’epoca dei leader divisivi è forse finita. C’è una parte di elettorato che aspetta chi sappia unire, con pazienza, rispetto, convinzione. Di questo c’è bisogno. La straordinaria fiducia che ci hanno dato tanti elettori non può essere dispersa anche questa volta.

Che poi c’è un altro fenomeno interessante. Renzi ha usato il periodo delle primarie (non so se per scelta o per necessità) per fare altro: la presentazione del suo libro “Un’altra strada”. Vedendo ovunque una grande partecipazione. E ciò che ancora è più rilevante il libro è al primo posto nelle vendite librarie per il settore saggistica, cosa piuttosto rara per i saggi di un esponente politico. Anche questo è un popolo che si guarda attorno e si mobilita. Bisogna tenere insieme questi due popoli, anche con un po’ di sana divisione del lavoro, per il bene dell’Italia. Se prevarranno ancora rancori ed egoismi sarebbe uno scandalo. Più avanti altri commenti…

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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