Qualche garbuglio si troverà

Pubblicato il 11 marzo 2019, da Politica Italiana

Un governo di bugiardi ed imbroglioni. Parole forti? Sì, ma giustificate. Ed ancor più giustificate se si pensa che questo doveva essere il governo del cambiamento, della trasparenza assoluta, ecc. Al contrario. Non solo adotta con sempre più frequenza i peggiori comportamenti del passato, a partire dal vizio del rinvio di fronte ai problemi difficili, ma tende a mentire con evidente spudoratezza. Guidato da quello che si era definito l’avvocato del popolo ma sempre di più dimostra quello che è: un avvocato azzeccagarbugli, ben addentro nel potere romano dei legulei e dei traffichini, che pensa che la furbizia giuridica possa essere una virtù sostitutiva della sapienza di governo.

Mi ricorda il personaggio del dott. Bartolo nelle Nozze di Figaro mozartiane quando dice nella famosa aria della vendetta: “Se tutto il codice Dovessi volgere, Se tutto l’indice Dovessi leggere, Con un equivoco Con un sinonimo Qualche garbuglio Si troverà”. Perfetta descrizione della condotta del governo di fronte alla questione TAV.

Mancando una condivisa visione strategica si cerca il garbuglio, il sinonimo, la doppiezza per ingannare l’opinione pubblica e superare il vaglio elettorale delle europee. Infatti a seconda della convenienza si fa passare l’inutile lettera del Presidente del Consiglio alla società che gestisce la TAV per un blocco dell’opera (i grillini) o per, come è, un atto superfluo (la Lega, che tuttavia non lo dice per non mettere in ulteriore difficoltà il Giggino arrostito). La lettera è un atto di cui il presidente del consiglio di uno Stato serio dovrebbe vergognarsi: dice e non dice, dà un indirizzo e lo nega, in sostanza con periodi confusi e giri di parole dice: fate quel che dovete fare ma non compromettete il futuro. Il tutto spacciato come un atto coraggioso per compiacere il mandante grillino.

Ora la società Telt farà esattamente ciò che poteva e doveva fare: i cosiddetti bandi di gara che si chiamano in francese “avis de marchés”, e siccome la Telt società italo francese è regolata dal diritto francese fa esattamente quel che prevede la norma, con o senza la lettera finzione dell’avv. Conte. Fa una ricerca di mercato preliminare che non comporterà oneri in caso di revoca entro sei mesi. Per i lavori di parte francese che erano quelli previsti per non perdere il contributo comunitario. Giusto il tempo provvidenziale per le elezioni. Se Conte non avesse fatto la lettera avrebbero fatto esattamente lo stesso atto, se avesse fatto una lettera che gli vietava gli avis de marchés non ne avrebbero potuto tener conto perché sarebbe stata illegittima.

E l’inutile lettera dell’avv. Conte precisa che “in assenza di atti giuridicamente rilevanti che comportino istruzioni di segno contrario” la procedura prosegue. Ma anche qui una espressione che possa impiegarsi per la propaganda di segno opposto. Resta una sola verità che i grillini non hanno il coraggio di dire ai loro elettori: che per non fare la TAV bisogna fare una legge, revocare molteplici accordi sovranazionali, perdere naturalmente miliardi di contributi europei. Per far questo non c’è una maggioranza nel Parlamento.

Ma ormai i dirigenti grillini hanno grande timore della verità dei fatti. Si sono cacciati in un tunnel (non quello della TAV) e tentano i più indecorosi contorcimenti per non mollare il potere e far finta di non cedere sui principi. Uno spettacolo indecente. Le troppe bugie dette troppo a lungo come è noto non reggono.

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