Bella ciao, a pieni polmoni

Pubblicato il 26 aprile 2019, da Politica Italiana

L’ignobile gesto del Sindaco di Este che si toglie la fascia perché sente cantare “Bella Ciao” indigna per la mancanza di senso istituzionale ma anche per l’ignoranza che dimostra.

Onore per ciò al Sindaco leghista di Montebelluna che, come ha scritto Gramellini, l’ha cantata “per ribadire che quella canzone, come la Resistenza, non appartiene soltanto alla sinistra, ma a tutti coloro che sono allergici alle dittature, fasciste o comuniste, e proprio in nome della libertà”.

Ignoranza sulla storia di questa canzone, ignoranza sul testo, ignoranza sulla storia del paese. Che se proprio dobbiamo dividerci sulle canzoni intonate durante la guerra di Resistenza (come in tutte le guerre) semmai dovremmo pensare ad un’altra diffusissima canzone cantata dai partigiani: Fischia il vento. Qui si usa la musica di una canzone sovietica, Katiuscia, e sono chiari nel testo i riferimenti politici, tanto da diventare l’inno ufficiale delle brigate Garibaldi, quelle comuniste:

Fischia il vento ed infuria la bufera

scarpe rotte e pur bisogna andar

a conquistare la rossa primavera

dove sorge il sol dell’avvenir

C’è il sol dell’avvenir e c’è anche il partigiano che combatte “sventolando la rossa sua bandiera”. E c’erano naturalmente Bandiera Rossa o l’Internazionale come canti identitari dei socialisti e dei comunisti.

Ma Bella Ciao ha tutta un’altra storia e racconta un’altra storia. Non è una storia di una epopea, è una storia individuale di una possibile sconfitta.

E se io muoio da partigiano,

tu mi devi seppellir.

seppellire lassù in montagna

sotto l’ombra di un bel fior.

Questo è il fiore del partigiano,

o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,

questo è il fiore del partigiano

morto per la libertà

E perciò fu cantata da tutti i partigiani di ogni orientamento politico, fu cantata dai maquis francesi, dalle Brigate Internazionali antifranchiste in Spagna, dovunque ci si opponesse al nazifascismo.

Questo è il punto. Viene il dubbio che di fronte al risorgere di atteggiamenti di simpatia (a dir poco) per il fascismo, al tentativo di falsificare la storia, ai rigurgiti di bracci alzati, di svastiche, di razzismo, di antisemitismo, dia fastidio a qualcuno che si rialzi la bandiera degli italiani che seppero resistere e reagire ai totalitarismi.

Perciò anch’io che sono stonato canto “Bella Ciao”. Anzi ricordo con quanta convinzione una volta la intonò Benigno Zaccagnini, segretario nazionale della Democrazia Cristiana. E lui la Resistenza l’aveva fatta, dalla parte giusta.

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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