I principi dell’inciucio

Pubblicato il 3 maggio 2019, da Politica Italiana

Tempo fa era di moda nel lessico politico l’espressione inciucio. Qualsiasi cosa facesse il PD era un inciucio, con i leghisti in prima fila a lanciare l’accusa. Qualsiasi ragionevole compromesso, sempre necessario nella vita democratica di un paese, era declassato al termine disonorevole di inciucio.

Ora di fronte all’indecoroso spettacolo offerto dalla maggioranza (sui fa per dire) gialloverde val la pena di ritornare su questa espressione.

Cosa ci dive il vocabolario Treccani? Ecco qui la definizione:

inciùcio s. m. [dal napol. ’nciucio, propr. «pettegolezzo, sobillamento», di origine onomatopeica]. – Termine introdotto recentemente nel linguaggio politico (e dal quale sono poi stati coniati nel linguaggio giornalistico i derivati inciucismo, inciucioso, inciuciare) con il sign. originario di intrigo, intesa raggiunta sottobanco, di nascosto, e in seguito passato a indicare un piano o un accordo politico confuso, non chiaro, malamente orchestrato.

Ecco: un accordo politico confuso, non chiaro, malamente orchestrato. Il famoso contratto, velo di un accordo in cui l’unico collante è costituito dall’esercizio del potere. A qualunque costo. Tutto diventa mercato, tutto è finalizzato esclusivamente ad una incessante comunicazione per catturare il consenso di una opinione pubblica emotiva, confusa, incerta.

Anche l’onestà è mercato. Se serve al patto di potere si fa finta di niente. Comprese le difficili situazioni della Sindaca di Roma, o la protezione elevata a difesa di Salvini semplicemente per consentire le indagini della magistratura. O ignorando, quei cinque stelle che del finanziamento pubblico alla politica hanno fatto argomento principale delle loro polemiche, i 49 miliardi di finanziamento pubblico della lega spariti e sottratti ad un uso legittimo, con la evidente complicità dell’attuale segretario. Questi fatti non erano rilevanti, ora diventa rilevante la questione Siri.

Siri dovrebbe dimettersi. Ho fatto il parlamentare, ho gestito molte leggi finanziarie. Conosco bene i meccanismi lobbistici, e so che il dovere di un parlamentare (a maggior ragione di un uomo di governo) è di ascoltare gli interessi legittimi che vengono rappresentati ma mai si deve essere asserviti a quegli interessi. Il faro che deve guidare è quello dell’interesse generale.

Nel caso di Siri, al di là di eventuali dazioni di denaro, ciò che conta è la frequentazione di lobbisti a cui si era asservito politicamente, ambienti opachi che ora apprendiamo essere confinanti con la mafia, presentando emendamenti 8su questo sono una tantum d’accordo con Conte) finalizzati a riconoscere in modo retroattivo un vantaggio ad un unico operatore economico. Tanto basterebbe per capire che c’è stato un grave errore, al di là delle possibili conseguenze penali.

E tuttavia possiamo essere certi che se non ci fossero le elezioni alle porte e le evidenti difficoltà elettorali dei 5S il caso non si sarebbe neppure posto. Si sarebbero comportati come hanno fatto in casi precedenti, quelli di Salvini. Far finta di nulla e diventare improvvisamente garantisti.

In questo consiste l’inciucio: bastonarsi tutti i giorni di fronte all’opinione pubblica, essere in dissenso su quasi tutto, tenere fermo il paese ma stare ben incollati alle poltrone. Governo del cambiamento? Per niente: governo dell’inciucio

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