Giggino e le ambizioni commissariate

Pubblicato il 28 agosto 2019, da Politica Italiana

Difficile commentare una situazione che evolve ad horas. Però una cosa appare chiara: il declino politico di Giggino Di Maio. Era inadeguato allo spropositato potere che aveva voluto: Vice premier, due Ministeri chiave e guida politica del Movimento, appare inadeguato con le sue mosse da mercante di tappeti di fronte alla grave crisi democratica che ha contribuito a creare.

E difatti è doppiamente commissariato: da Conte che gli ha chiuso ogni tentazione di ritorno al suo carnefice politico Salvini, che evidentemente stava coltivando; da Grillo che lo ha obbligato ad accantonare ogni spropositato sogno di potere, rilanciando Conte. Così risulta patetica la dichiarazione che ha evidentemente preteso dai capigruppo “Di Maio è il nostro capo politico”.

Quando occorre dirlo è perché la leadership non c’è più. Così il Corrierone titola: “Tra rivendicazioni e trappole, l’ultima battaglia di Luigi Di Maio rimasto orfano del leghista” che è una bella sintesi. Solo che a soffrire non sono gli equilibri del Movimento o lo stesso ruolo dell’Elevato, a soffrire è il paese, che assiste sbigottito alla mancanza di ogni riferimento politico serio nelle decisioni ondeggianti del partito di maggioranza relativa.

Si crea un gravissimo sgarbo istituzionale: Mattarella dovrebbe dare un incarico ad un presidente del Consiglio senza avere la certezza che questo possegga una maggioranza parlamentare, perché sottoposta al vaglio di una piattaforma informatica senza trasparenze e senza regole.

Si pensa sempre di toccare il fondo, ma c’è sempre un fondo più profondo. Povero Mattarella, povera Italia. Tra piattaforma Rousseau e endorsement di Donald Trump siamo messi bene…

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