Una scommessa che non sia un azzardo

Pubblicato il 30 agosto 2019, da Politica Italiana

È una scommessa. Si può perdere o si può vincere. Ci sono argomenti pro e contro.

Ci sono gli argomenti esposti con chiarezza da Carlo Calenda (a proposito, esce e toglierà spazio ai progetti di Renzi, secondo me Zingaretti non è del tutto scontento, pensando al PD), ci sono gli argomenti espressi da tanti settori della società italiana. Non bisogna guardare solo ai truci degli odiatori social, ci sono tanti settori appunto che stanno sostenendo lo sforzo per dare un governo nuovo: dai sindacati alla Chiesa Cattolica italiana, ad esempio.

Sono convinto che sul piano programmatico se c’è lealtà e buona volontà si possono trovare i consensi necessari. Anzi sul tema di politiche sociali rinnovate, di una nuova visione dello sviluppo a partire dall’economia circolare, su una visione solidale e non conflittuale, ecc. i 5 stelle potrebbero ritrovare la parte positiva dell’ispirazione iniziale ed il PD trovare più coraggio programmatico.

Il tema sarà l’affidabilità. La capacità di affrontare gli snodi difficili che si presenteranno. Parlando al paese con le parole giuste.

Può essere difficile per l’elettorato del PD, per i motivi descritti da Calenda. Ma io penso ancor di più alle difficoltà del mondo grillino. Una triplice difficoltà. Perché una parte consistente del mondo grillino è stato cresciuto alla cultura del vaffa, del disprezzo per l’avversario, dell’odio per il partito di Bibbiano (mica tanto tempo fa, solo poche settimane). Perché si trovano ad avere la spina nel fianco di una opposizione da parte di chi con loro aveva lavorato, e dovranno sconfessare ciò che hanno accettato per mancanza di vigore e di idealità. Perché hanno un gruppo dirigente indebolito, tra le uscite surreali di Grillo (proporre i Ministri tecnici da parte di chi vedeva dappertutto complotti dei poteri forti è davvero surreale), un Di Maio che ha perso credibilità, tra nostalgie salviniane ed ambizioni adolescenziali…

Conviene scommettere sulle potenzialità. Scrive Giannini su repubblica: “solo una fortunata congiunzione astrale o l’eroica determinazione degli alleati possono trasformare in “opportunità. Vero, ma comunque speriamo. Sul fatto ad esempio che accanto all’impetuosa crescita di consenso per Salvini, per una politica urlata e sguaiata, c’è una parte cospicua di opinione pubblica a cui piacciono leader politici pacati, capaci di offrire un ragionamento più che l’invettiva, che usano le parole con prudenza. E’ così per Mattarella, per Gentiloni, è così anche per Conte che riesce a fare il salto mortale di passare da alleanze politiche opposte senza perdere reputazione.

Si vive anche di simboli. Molto dipenderà anche dalla capacità di esprimere una squadra di governo che incarni questa fase nuova. Sapendo che ci sarà bisogno di parlare ad un paese disorientato non con slogan superficiali (l’abolizione della povertà…) ma con la solidità e l’affidabilità della competenza e della lungimiranza. Vorrei dire: agli Interni non pensiamo di cavarcela con gli ex prefetti. Occorre un politico capace di contrastare tutte le balle che racconterà Salvini, sui successi (inesistenti) del suo periodo e sui presunti insuccessi del nuovo governo. Inutile chiedere la rimozione di Tria (che sostanzialmente ha difeso il dialogo con l’Europa) per mettere un altro tecnico…

La vedo così: sui ministeri chiave Interni, Esteri, Economia il PD dovrebbe puntare ad esperienza e autorevolezza, su altri inutile ricorrere a proprio personale politico dallo scarso carisma o usurato. Una buona parte dei nomi che circolano in queste ore per la verità non possiedono né l’autorevolezza, né le competenze che ci vogliono per segnare un nuovo inizio. Parlamentari o dirigenti che non sono riusciti ad emergere nell’opinione pubblica. Meglio pescare nella vivacità delle competenze della società civile. Ci sono, basta cercare.

Sarà difficile. Però a questo punto meglio coltivare la speranza. Le cose cambiano in fretta se si è all’altezza della sfida. Perché al voto comunque si andrà. Se il Governo funzionasse, se i grillini sapessero uscire dal racconto ideologico che si sono fatti e ritrovassero i contenuti delle battaglie iniziali potrebbe nascere uno schieramento capace di fronteggiare la destra. Sono troppo ottimista? Forse sì.

 

P.s. Riporto qui un mio tweet di ieri, perché il dubbio potrà essere sciolto solo se i primi passi colpiranno positivamente l’opinione pubblica.

Come diceva il dubitante Amleto: “Se sia più nobile sopportare le percosse e le ingiurie di una sorte atroce, oppure prendere le armi contro un mare di guai e, combattendo, annientarli”

Se sia più nobile andare in uno scontro aperto al sovranismo con elezioni politiche, con un appello al popolo, magari presentando la possibile alleanza con M5S. Oppure sopportare per il bene dell’Italia un governo complesso, con un alleato ferito senza una leadership chiara, in cui il Di Maio parla come un amante tradito, si vanta di aver rifiutato la presidenza del Consiglio (!!!) e per passare dalla prosa alla lirica afferma con il verdiano Duca di Mantova : “L’una o l’altra per me pari sono”?

Dubbio amletico, appunto. Speriamo nei fatti.

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