Europa, cara patria comune

Pubblicato il 2 settembre 2019, da Politica Italiana

Non sappiamo ancora se il governo nascerà. Sembra di sì, ma interessa soprattutto sapere se nascerà vitale, con le giuste ambizioni e la capacità di soddisfarle.

Perché non basta dire che il governo nasce per impedire la deriva autoritaria che vorrebbe Salvini e neppure per impedire l’aumento dell’IVA, azione che è parte di una politica economica capace di portare più sviluppo e più giustizia distributiva in un contesto molto difficile (fermata della locomotiva Germania, politica dei dazi, ecc.).

Occorrono anche delle suggestioni, delle narrazioni da offrire all’opinione pubblica. Quella parte almeno che non vuole essere prigioniera di paure, di odio per ciò che non si capisce. Forse è proprio il contesto internazionale che ci può dire molto.

Perché in USA si guarda positivamente al governo di “Giuseppi”? Perché evidentemente gli USA hanno tutti gli strumenti per conoscere i maneggi di Salvini con Putin (le registrazioni non saranno uscite per caso, e ce ne saranno delle altre forse più compromettenti…) e si comprende la pericolosità di una deriva in cui un grande paese europeo diventa una quinta colonna delle ambizioni sovraniste (quelle sì vere e pericolose) di Putin.

E c’è la scelta europea. La cosiddetta maggioranza Ursula. Chi ha scelto (non senza contraddizioni, vedi la presenza di Orban) di scommettere ancora sull’Europa, sulla necessità di uno spazio comune di libertà, di relazioni pacifiche, di interessi convergenti. Con ambizioni riformatrici, ma contro il risorgere di nazionalismi pericolosi.

Ricordiamo in questi giorni l’80esimo anniversario dell’invasione della Polonia da parte della Germania nazista, settembre 1939. Solo la pazzia di Hitler? No, l’esito di una coltivazione del nazionalismo, dell’idea ovunque prima i tedeschi, della guerra come strumento legittimo di dominio, ed anche della spregiudicata connivenza di un’altra feroce dittatura, quella di Stalin, che avrebbe fatto pagare un sacrificio enorme al proprio popolo per non avere compreso la natura del nazismo.

L’ultimo bel libro di Paolo Rumiz “Il filo infinito” ci racconta di una Europa in cui le abbazie benedettine seppero costruire una civiltà attorno ai canoni del lavoro ordinato e sapiente, della bellezza e della spiritualità. E che con questi valori l’Europa seppe resistere ad invasioni vere, non quelle inventate dai racconti salviniani, invasioni di interi popoli armati, i “barbari”, che furono integrati e divennero non distruttori ma costruttori sulle radici della tradizione romanico cristiana.

Perciò riscopriamo il valore dell’Europa, cara patria comune, che certamente è già una patria effettiva per milioni di Europei che nascono in un luogo, lavorano e studiano in un altro, sono cresciuti senza le barriere delle dogane e delle lingue. Scommettiamo su questa visione, combattiamo coraggiosamente le caricature dell’Europa dei burocrati, che può essere esistita in passato, ma che ora esiste solo nelle fantasie di Salvini, parlamentare europeo campione di assenteismo. Lì si costruisce il futuro dell’Italia e degli altri paesi europei. W l’Europa.

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