Austria felix e Italia infelix?

Pubblicato il 3 ottobre 2019, da Nel Mondo,Politica Italiana

Dal punto di vista dell’etica pubblica e della sensibilità dell’opinione pubblica l’Italia è davvero un paese diverso. Purtroppo dobbiamo dire, per alcuni aspetti.

Guardiamo all’Austria. Cade un governo e si va alle elezioni perché il capo della estrema destra nonché vicepresidente del consiglio un po’ sbronzo e un po’ affascinato da una bella spia maneggiava per farsi pagare da Putin. Il capo del governo Kurtz non ha dubbi. Non può continuare la collaborazione di governo. Non ha dubbi perché sa che altrimenti ci sarebbero conseguenze sull’opinione pubblica. E difatti viene largamente premiato alle elezioni politiche anticipate.

Ci ricorda qualcosa? D’accordo nel caso italiano non è direttamente il vicepresidente (ex) Matteo Salvini a trattare con la Russia. Ma la fa un suo rappresentante, l’uomo sempre utilizzato per ogni rapporto con la Russia putiniana, come rappresentante della Lega o come intrufolato nel Governo, che chiede soldi esattamente come l’austriaco. Che non parlasse a titolo personale lo dimostra il fatto che mai Salvini lo ha smentito, mai lo ha querelato e mai ha accettato di dire parole chiare sull’argomento.

Eppure in Italia non succede niente. Per tanta parte (troppa) dell’opinione pubblica non è un problema di cui occuparsi. Come non erano un problema gli eccessi berlusconiani. Come non è stato un problema che un Ministro dell’Interno offendesse il decoro delle istituzioni ballando a torso nudo al Papeete tra allegre signorine scosciate storpiando l’inno nazionale.

Salvini fa cadere il governo per altri motivi. Non possiamo sapere se per dabbenaggine e bulimia di potere o perché era consapevole che la flat tax non l’avrebbe potuto fare, che se avesse fatto l’autonomia come la chiedevano le regioni a trazione leghista avrebbe perso milioni di voti al sud, ecc. Può darsi che abbia anche inciso il mistero russo: lo sgarbo fatto agli USA con i maneggi putiniani in quegli ambienti non viene perdonato e probabilmente i servizi segreti americani di materiale da diffondere ne hanno parecchio.

Comunque non c’è una reazione dell’opinione pubblica significativa e per la verità neppure della politica. Che se Salvini non avesse deciso di far cadere il Governo è probabile che sarebbe in vita ancora il Conte I, invece del Conte che scopre il suo animo riformista, solidarista e attento al decoro istituzionale.

Questo è un problema: lo stato del sentire comune del nostro paese ha perso quella vitalità che in altre stagioni lo ha fatto crescere ed anche affrontare problemi drammatici, come quello del terrorismo. In tutte le indagini sociologiche appariamo come il paese europeo più sfiduciato e rancoroso, con un pessimismo che si rifugia nell’individualismo. Il Censis ha parlato di sovranismo psichico. La politica che fa appello a questi sentimenti negativi sembra possedere le parole necessarie. Ma per fortuna c’è un’altra Italia. È a questa altra Italia, che ha una visione più ottimistica, solidale e generosa che occorre fornire le parole giuste. Però per il momento ancora mancano. E le prime polemiche sul nulla interne al Governo purtroppo evidenziano inadeguatezze pericolose.

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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