Con i dispetti non si governa

Pubblicato il 23 ottobre 2019, da Politica Italiana

Di leggi finanziarie ne ho seguite tante. Come relatore o come capogruppo in commissione. Sempre c’è stato un dibattito politico un po’ confuso nelle settimane che precedono la predisposizione del testo da parte del Governo e l’approvazione parlamentare. Con l’annuncio dei partiti della maggioranza di provvedimenti che richiedono sia inseriti nella manovra, annunci di norme che durano un giorno sui media per poi scomparire, ecc.

Una volta i Governi scontavano in precedenza queste procedure, per cui nei testi iniziali lasciavano aperte alcune questioni, lasciando poi al Parlamento l’onere e l’onore di migliorare il testo. Con una piccola dote per finanziarie le proposte modificativa dei gruppi. Così era contento il Governo ed era contento il parlamento.

Cosa c’è da meravigliarsi oggi, perciò? Perché non sono tempi ordinari, è bene non dimenticarlo mai. Ci sono due elementi. Il primo è che l’opinione pubblica è del tutto frastornata, per il succedersi di avvenimenti politici i più impensati. Bisognerebbe tenerne conto. Se annuncio una tassa sulle merendine dovrei capire che poi il cittadino medio in questa confusione non è in grado di capire se c’è o non c’è nella manovra. Per non sbagliare penserà che piove Governo ladro e che certamente la nuova tassa ci sarà. Con danni evidenti.

Il secondo, più grave, è la violenza con cui due partner alla ricerca di visibilità, il M5S di Di Maio e Italia Viva di Renzi, rivendicano le proprie proposte. O come diciamo noi o non votiamo. Dimostrando di non possedere una cultura della coalizione: valorizzare ciò che unisce e pazientemente trovare dignitosi compromessi su ciò che divide. Rispettando l’opinione pubblica.

Il Governo diventa una specie di nemico a cui rivolgere ultimatum. Poco importa se il testo è stato approvato all’unanimità in Consiglio dei Ministri. Diventa un testo senza padri, contro cui esercitarsi con annunci quotidiani, senza responsabilità.

È evidente che così non può andar bene. Se non altro perché questo è stato il metodo che ha portato alla fine del governo giallo verde, benché avesse un consenso parecchio più elevato nell’opinione pubblica e maggioranze parlamentari più solide. Non si vede perché potrebbe reggere un governo frutto di un incontro di necessità, se non sa mettere in campo uno spirito lungimirante ed una visione condivisa del paese, con un nuovo partito nato da una scissione e un Movimento, gruppo maggioritario in Parlamento, in crisi di identità.

Sembra di essere di fronte a smemorati. Si agisce come se la situazione fosse normale. Non siamo in presenza di partner di governo premiati dagli elettori, alleanze sulla base di programmi, solide e giustificate maggioranze parlamentari. Non è così, il Governo nasce come risposta di emergenza ad una torsione politica pericolosa: isolamento in Europa, alleanze internazionali messe in discussione, predicazione dell’odio e giustificazione della violenza, richiesta di pieni poteri, ecc. ecc. Ma se il governo è una risposta ad un pericolo per la democrazia non ci si può comportare come bambini viziati. Occorre dimostrare grandezza d’animo, lungimiranza, senso di un comune destino. Parlare al paese unendolo, non con quotidiane manifestazioni di dissenso.

Non farete così, caro Renzi e caro Di Maio? Si andrà al voto, non quando lo dite voi (con la stessa pretesa di Salvini) ma quando lo deciderà il Partito Democratico, che dal punto di vista egoistico è quello che ha meno da temere dalle urne, e che non può sempre farsi carico delle responsabilità da solo. Se prevale l’egoismo invece della generosità nei confronti del paese ognuno giocherà le sue carte. Anche perché al paese serve un Governo che governi, che rassereni l’opinione pubblica. Se deve essere una dispettosa guerra quotidiana meglio il voto. Per il bene dell’Italia.

Mentre a Roma M5S e Italia Viva si esercitano al tiro a bersaglio nei confronti del Governo Salvini fa la campagna elettorale in Umbria. Capendo meglio dei due soprarichiamati che la vittoria in Umbria, probabile e rafforzata dai litigi governativi, sarebbe un bel colpo alla credibilità della maggioranza giallorossa.

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