Perchè non è un voto locale

Pubblicato il 28 ottobre 2019, da Politica Italiana

Natura non facit saltus dicevano con saggezza gli antichi. Vale anche per la politica. Vale anche per l’Umbria, regione ormai da tempo non più rossa.

Bastava leggere le analisi pre voto dell’Istituto Cattaneo per comprendere che era pressoché impossibile immaginare una vittoria in Umbria del candidato giallorosso. Certo le dimensioni della sconfitta sono ragguardevoli, soprattutto per il crollo ulteriore dei pentastellati.

Del resto appunto natura non facit saltus. Un PD piegato da scandali locali che avevano messo in luce una gestione arrogante del potere, provinciale, chiusa, con personaggi da poco che volevano controllare ogni spazio di un micropotere pubblico da un lato, un M5S dall’altro che era stato protagonista nell’azione politica per far cadere la giunta. Non bastava la foglia di fico improvvisata di un candidato civico.

A noi naturalmente interessano le indicazioni generali. Sappiamo che è una bugia grossa come una casa dire che era una prova locale. Sì lo era anche per i motivi che ho appena indicato, ma è la conferma di una tendenza generale. Un paese che vuole affidarsi alla destra. O meglio a cui la destra sa fare un discorso convincente, cosa che noi non riusciamo ancora a fare.

La prendo alla lontana. Rivado al famoso discorso di Barack Obama alle primarie del New Hampshire. Quello del “Yes, we can”, ricordate? Sono già passati 11 anni. Quelle primarie Obama le perse per poco contro Hillary Clinton (che errore tragico la sua ricandidatura otto anni dopo) ma si mise in moto un movimento che lo portò alla doppia presidenza.

Da quel discorso ricavo una frase che ci interessa: “Qualcosa sta accadendo. Qualcosa sta accadendo quando americani giovani d’età e spirito, che non hanno mai partecipato alla politica prima d’ora, partecipano con numeri mai visti finora, perché nei loro cuori sanno che questi tempi dovranno essere diversi. Qualcosa sta accadendo quando le persone non votano solamente per il partito a cui appartengono, ma per le speranze che hanno in comune”.

“Le speranze che hanno in comune”. Ecco quali speranze in comune ha suscitato il governo giallorosso? Lo abbiamo detto (e lo sapeva bene Zingaretti, il più prudente sull’esperimento, e poi il più responsabile): occorreva far uscire il governo dalla dimensione dell’antisalvinismo ed applicarsi generosamente nella costruzione di una prospettiva politica nuova: le speranze in comune, appunto.

Qui invece ci sono stati gli egoismi in comune. Le famose “bandierine”, gli annunci individuali, trionfalismi inutili su obiettivi risibili (la riduzione del numero dei parlamentari…). L’idea di una provvisorietà spaventata piuttosto che dell’apertura di un nuovo cammino. Come volete che il popolo si appassioni con un Di Maio spaventato, sotto il sorriso niente ed un Renzi opportunista, che si è ridotto alla Leopolda a lodare il berlusconismo, mentre lasciava che i suoi facessero la caricatura di un partito che ha diretto per cinque anni: il PD delle tasse, il PD della guerra per bande, ecc.

Questo è il problema, altro che un voto locale. O si ritrova questa capacità di offrire al paese una prospettiva, una generosità di una maggioranza, se no sarà inevitabile fatta la legge finanziaria andare al voto. Insisto: bene la responsabilità, ma il PD è quello che ha meno da perdere se saprà presentarsi con un discorso convincente al paese, sui temi della giustizia sociale, di un nuovo ambientalismo, di una difesa dei principi costituzionali. Si può fare, Yes we can. Vincere magari no, ma offrire un nuovo pilastro ai rifomisti sì.

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2 commenti

  1. Adriano Burattin
    29 ottobre 2019

    Carissimo Paolo, sono approdato per caso sul tuo Blog ed è stata subito una folata di aria fresca in una torrida giornata ferragostana.
    Hai una visione molto lucida della situazione, a questo unisci una esposizione chiara e immediatamente comprensibile, lontana da quei contorsionismi sintattici che servono solo a confondere le idee.
    Grazie, ne avevo di bisogno.


  2. Paolo
    4 novembre 2019

    Caro Adriano, ti ringrazio, scrivendo chiarisco le idee anche a me…


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