Povera Venezia

Pubblicato il 14 novembre 2019, da Veneto e Nordest

Jacopo Loredan così saluta Venezia nella verdiana opera I due Foscari “Ecco la mia Venezia/ecco il mio mare/regina dell’onde/io ti saluto”. Poi la Serenissima lo mette a morte.

Altro che regina dell’onde, purtroppo schiava dell’onde non governate.

Molte brutte le dichiarazioni del Governatore Zaia di fronte al disastro veneziano. In sostanza “sia chiaro che è un’opera dello Stato, la Regione non c’entra”.

Brutte perché false. Perché si inseriscono in una deriva che caratterizza la politica contemporanea: la fuga dalla responsabilità, l’attribuire sempre a qualchedun altro le responsabilità delle tragedie che si abbattono sui poveri cittadini.

Ma davvero la Regione non c ‘entra niente e Zaia in particolare non ha alcuna responsabilità? Zaia è da 9 anni Presidente della Regione. Prima è stato vicepresidente di Giancarlo Galan. È stato per due anni Ministro, che non è proprio una posizione ininfluente sulle politiche dello Stato. Non è un passante o un neofita. La responsabilità politica c’è tutta. Non solo per essere stato il vice di Galan e di non essersi per nulla accorto dei problemi di corruzione che sono emersi nella realizzazione di quest’opera. Ma poi da presidente della regione non aver assunto alcuna iniziativa di fronte ai problemi, ai ritardi, ai mancati finanziamenti, ai problemi gestionali. Come se la più grande opera pubblica italiana, destinata alla salvaguardia di Venezia, fosse indifferente per la Regione. Prima i veneti resta uno slogan, ma poi si sta a guardare. E quando si agisce direttamente (vedi Pedemontana) si opera peggio dello Stato.

Venezia, 13 novembre
(AP Photo/Luigi Costantini)

E al di là delle evidenti responsabilità politiche ci sono quelle istituzionali. Non è affatto vero che la Regione non c’entri. E del resto se la Regione non c’entrasse non si riuscirebbe a capire come Galan fosse così influente nello svolgimento dei lavori del Mose e nelle decisioni conseguenti, la Regione è soggetto decisivo nell’ambito del “Comitatone” che ha la responsabilità delle opere in laguna, ha competenze idrauliche ed ambientali primarie, se la Regione non fosse d’accordo il Mose non solo non si sarebbe fatto ma non potrebbe neppure operare. Sui ritardi dell’opera la Regione non può chiamarsi fuori, se non altro per molti peccati di omissione. Con Galan prima (oltre ad altro) e con Zaia poi.

Cacciari con la consueta brutalità ha dichiarato: “”Il Mose ha divorato tutte le risorse che la legge speciale attribuiva a Venezia, anche quelle destinate a una grande vasca sotto San Marco per salvare la basilica, con gli applausi di Galan, di Zaia e di Brugnaro. Ma che cazzo di ipocrisia è?”.

 Lo stress può portare a dichiarazioni ed atteggiamenti sbagliati. C’è sempre modo di correggerli e di spiegarli. Per rispetto della verità e per rispetto dei cittadini. Si fanno i manifesti per celebrare le colline del prosecco patrimonio dell’Unesco (dopo la pizza) e un piccolo ruolo veneto nelle Olimpiadi invernali. Sarebbe meglio evitare in modo un po’ vigliacco la fuga dalle responsabilità…

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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