Tra sardine e madamine

Pubblicato il 18 novembre 2019, da Politica Italiana

È evidente. I partiti, in quanto tali, faticano enormemente a parlare al cuore della gente. A muovere passioni. Ne abbiamo avuto una prova anche in questo fine settimana.

Si sono celebrate a Bologna le giornate del PD “tutta un’altra storia”. Giornate in sé importanti, con riflessioni importanti, con relatori che avevano molte cose da dire, espressioni di saperi e di mondi vitali. Una cosa bella in sé. Eppure con pressoché nessuna risonanza nel paese. Una cosa da nomenclatura di partito. Una sorta di assemblea nazionale allargata. Non è che si sia riusciti a trasmettere una qualche emozione a chi non era presente. Nessuna mobilitazione di base. Devo dire anche nessun uso dei social. Delle tante cose dette anche nello stesso sito del PD poco appare.

Nello stesso fine settimana quattro ragazzi riescono a stipare piazza Maggiore, con il tam tam dei social, esplicitando una passione: una Italia migliore di quella rancorosa e spaventata che vuole rappresentare Salvini. Che peraltro riempie il Palasport. E queste sono le due notizie politiche del fine settimana più che le assise del PD. Le sardine e Salvini. C’è una fantasia creativa nel chiamarsi sardine che fa apparire vecchio il modo di porsi del Partito Democratico. Tutta un’altra storia è una cosa ambiziosa, ma ciò che sembra è sempre la stessa storia…

Era già successo con le “madamine” di Torino, con la mobilitazione pro tav: una città riservata come Torino viene mobilitata con lo spontaneismo organizzativo di un gruppo di donne che sentono il bisogno di reagire, e la città risponde.

Sembra che non ci siano alternative: o movimenti spontaneistici, di reazione a proposte politiche che non piacciono, o leader unipersonali. Non esiste più la Lega in quanto partito (e i mugugni all’interno del partito non mancano), esiste solo Salvini con una presenza fisica e mediatica incessante. L’enormità di soldi che vengono spesi per la comunicazione si traduce in video artigianali, che danno la sensazione di improvvisazione casalinga ed invece sono frutto di una accorta progettazione.

I movimenti spontaneistici hanno la virtù di intercettare emozioni presenti, di dare loro una rappresentazione fisica, ma rischiano di essere fiammate senza conseguenze strutturali. Chi parla più delle “madamine”? E di Greta cosa resta, se al primo intervento che darebbe attuazione alle promesse ambientalistiche, quello sulla plastica non riciclabile, i giovani che pure hanno generosamente manifestato, restano muti?

È un bel problema. Il PD resta un partito importante, l’unico partito per la verità con una dimensione elettorale (e organizzativa?) cospicua. Però fatica enormemente a parlare al cuore del paese, a muovere passioni oltre i confini della rete organizzativa esistente ed in declino. Si vota per necessità, in mancanza di alternative.

E tuttavia a leggere un po’ più in profondità proprio le persone che hanno animato il dibattito delle giornate bolognesi rappresentano mondi, saperi, esperienze di cui un PD rigenerato potrebbe nutrirsi, rianimando e rimotivando un elettorato ed una militanza che pure esiste, una opinione pubblica altra rispetto a quella dell’odio e del rancore.

Solo che occorre un lavoro politico costante e capillare di cui per la verità non si vede ancora traccia nei territori. Una capacità comunicativa da recuperare. Di tutte queste piattaforme social di cui ogni tanto si sente parlare non c’è traccia. Ci sarebbe anche bisogno di una iniezione di ottimismo. Forza emiliani e romagnoli di sentimenti progressisti, il futuro politico passa per voi .

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