Intanto Lorenzoni, poi si vedrà

Pubblicato il 19 febbraio 2020, da Veneto e Nordest

In Veneto è stato scelto il competitor di Luca Zaia. Arturo Lorenzoni, espressione (quanto lo si vedrà) di vari movimenti civici. La partita ha pressoché nulle chance di vittoria. Difficile raccontare la storia di cinque anni fa quando (complice il direttore della campagna elettorale di Alessandra Moretti, planato da Firenze nei tempi del renzismo vittorioso e imperante) si propinava al popolo la notizia che eravamo ad una incollatura. Poi come è noto è finita: Zaia 50%, Moretti 22,7%, alla faccia dell’incollatura.

Candidatura Lorenzoni giusta, sbagliata? Per me corrispondente allo spirito del tempo, e spiegherò perché.

Figlia tuttavia anche dell’immobilismo del Partito democratico veneto. Vogliamo fare un po’ di storia. Dopo la bastonata della Moretti il segretario regionale De Menech si dimette. Il partito resta per più di un anno senza segretario, impastoiato delle lotte romane del renzismo appunto allora dominante: deve essere un amico di Lotti, un amico della Boschi, ecc.? Viene segata la candidatura serie ed autorevole di un galantuomo come Giorgio Santini. Sarebbe stato un ottimo segretario ed un autorevole possibile candidato alla presidenza regionale. Troppo per i vari colonnelli. Ne esce la candidatura di un ottimo sindaco Alessandro Luigi Bisato, riconfermato a Noventa Padovana. Tuttavia con nessuna esperienza di gestione politica di una macchina complessa come il PD regionale. Da subito viene immobilizzato, lui non sceglie, le correnti non gli fanno fare alcunché. Sembra accettare la vecchia massima andreottiana “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.

Dunque nulla si fa né sul piano della riorganizzazione del partito, né sul piano della costruzione di un pensiero politico, di una agenda alternativa a quella di Zaia. Anzi con il famoso sì critico al referendum dell’autonomia si consente a Zaia di avere il quorum al referendum e di fatto si rafforza il suo imbroglio.

E così si arriva impreparati alla scadenza elettorale, il che purtroppo non è una novità. Nonostante da tempo a Padova e non solo prendesse forza l’ipotesi di Lorenzoni, con consistenti appoggi anche dentro il PD, non si costruisce nessuna ipotesi alternativa. Si poteva puntare su consiglieri uscenti con conoscenza dei dossier e con autorevolezza: il capogruppo Fracasso, che aveva avviato un importante lavoro sull’ambiente, il consigliere Sinigaglia, punto di riferimento in campo sanitario; ancora Giorgio Santini, che nel frattempo aveva dato avvio all’esperienza dell’ASVESS l’associazione veneta per lo sviluppo sostenibile, emanazione di quella nazionale del prof. Giovannini, incrociando importanti esperienze associative. Oppure si poteva pensare all’apertura di un nuovo ciclo, con nomi più freschi, come quello di Giacomo Possamai, giovane ma già ricco di solide esperienze, e soprattutto con una propria vita professionale.

Niente, non è stato fatto niente, il PD non è stato capace di scegliere un proprio candidato da sottoporre comunque alla coalizione.

Quindi Lorenzoni. Che certamente soddisfa quella impostazione data da Zingaretti della costruzione di un “campo largo” capace di parlare a mondi differenziati, dall’associazionismo alle sardine, ai movimenti ambientalisti. Meno riuscirà ad associare in una larga coalizione i partiti che si oppongono a Zaia. L’interesse di Calenda e di Renzi sarà purtroppo quello di comunque misurarsi, tanto più dove si è sicuri di perdere. La stessa ragione per cui era impensabile associare i grillini.

Lorenzoni troppo di sinistra? Certamente questo tenteranno di fare intendere i supporter del centro destra, ammesso che Zaia perda del tempo per fare la campagna elettorale. Tanto è sicuro (speriamo che sbagli) di raggiungere il massimo di consiglieri consentiti dalla legge elettorale…A Padova Lorenzoni alle comunali si è presentato con una base elettorale che comprendeva spezzoni della sinistra radicale e del movimentismo con ascendenze non proprio raccomandabili. Ma di suo è un uomo di solida formazione cattolica, che con le vecchie ditte o con i post centri sociali non c’entra nulla. Dunque liberato da quei condizionamenti potrà presentarsi per quello che è: un riformista sensibile ai temi ambientali.

Vale sempre il vecchio proverbio inglese, che per capire se il budino è riuscito bene bisogna assaggiarlo. Si vedrà perciò la resa elettorale, la capacità di creare emozioni in campagna elettorale e poi la capacità di costruire davvero un campo largo, fatto di idee solide, di alleanza sociali, per mettere in campo una reale alternativa al leghismo sia pure in salsa veneta.

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1 commento

  1. Remo Zanella
    19 febbraio 2020

    Caro Paolo, condivido la tua analisi. Dobbiamo però interrogarci su come interrompere la degenerazione che da anni porta i veneti sempre nelle fauci del lupo di destra o leghista. Di come cioè i Democratici riformisti si uniscono in una grande forza con un progetto che qualifichi il nostro territorio e fornisca risposte ai cittadini che lo abitano. Grazie per il tuo impegno.


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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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