Quello che abbiamo, quello che manca

Pubblicato il 11 marzo 2020, da Politica Italiana

L’emergenza come sempre mette alla luce fragilità e elementi di forza, virtù positive e debolezze di virtù civiche. Molti possono essere gli elementi di riflessione che riguardano il sistema Italia, il modo di formarsi delle opinioni pubbliche di fronte ad eventi che mettono in discussione stili di vita, sicurezze e senso comune.

Intanto riemerge prepotentemente la necessità delle competenze. Altro che uno vale uno, gli attacchi generalizzati alle caste ed alle élite. Le competenze servono. Quelle diffuse che stanno reggendo sul fronte degli ospedali e quelle ai vertici delle competenze scientifiche. Che sostengono le scelte politiche, che hanno una reputazione internazionale, nel campo sanitario piuttosto che in quello economico finanziario.

Riandiamo con la mente alle improvvisazioni che erano tante piaciute a una parte consistente degli italiani, alla politica in streaming, ai referendum sui social, alle campagne anti vaccini ed antiscientifiche. Tutto spazzato via, spazzatura appunto. Quando va tutto bene tutto viene dato per scontato, quando occorre inventarsi agende, politiche e comportamenti nuovi la solidità di competenze accertate è una risorsa a cui non si può rinunciare.

Poi si dimostra l’esistenza della esigibilità di diritti fondamentali che si danno per scontati, ma che sono invece conquiste che fanno la differenza con altri paesi. La sanità gratuita appunto, ci si pone il problema che con una crescita esponenziale del virus non si riuscirebbe a trattare tutti nello stesso modo, si dovrebbe scegliere su chi salvare o su chi sperare che si salvi da solo. Ma negli Stati Uniti ad esempio questo diritto non c’è. Se ci fosse (ci sarà) una epidemia con percentuali come quelle italiane decine di milioni di cittadini statunitensi non potrebbero permettersi le cure ospedaliere. Verrebbero lasciate morire. Speriamo che i cittadini statunitensi ci pensino quando andranno a votare.

C’è l’economia, con le conseguenze pesantissime. Qui occorre davvero una politica esigente. Perché le conseguenze non saranno eguali per tutti, anche sotto i riflessi sociali. Ci sono settori che addirittura avranno dei vantaggi: le aziende del settore medicale ad esempio, altre che ne escono distrutte, il turismo e tutti i settori collegati.

Si ferma tutto e non si può fare diversamente. Ci sono delle tutele sociali importanti. Anche qui non diamo per scontato. Il Washington Post ha calcolato che in USA una epidemia pari a quelle cinese o coreana o italiana lascerebbe 80 milioni di lavoratori senza alcuna tutela, né economica, né sanitaria. In Italia è diverso, per fortuna, ma non per tutti.

Ci sono settori protetti, in cui le conseguenze sono minime. I dipendenti pubblici, i dipendenti privati coperti dalla cassa integrazione nelle diverse forme.

Poi c’è tutto l’amplissimo mondo della precarietà, nelle sue diverse forme. In cui la sospensione di una entrata reddituale anche minima, anche per poche settimane, pone un problema sociale gravissimo. Perché si possono sospendere le tasse, ma le spese corrono comunque.

Lavoratori con contratti a termine in settori che si fermano, dal commercio al turismo. Lo sterminato mondo delle false o vere partite iva, il settore delle piccole attività economiche a base familiare, le attività professionali che lavorano al margine. Vedo l’esempio concreto dell’Orchestra di Padova e del Veneto. Per i dipendenti abbiamo chiesto l’accesso al Fondo di integrazione salariale ma per i molti musicisti con contratti a termine che lavorano con noi il blocco totale dell’attività porta al venir meno di entrate considerate certe, e noi non possiamo far niente per sostenerli.

Qui il governo deve intervenire, in condizioni molto difficili, dal punto di vista tecnico e dal punto di vista finanziario. Si capisce la falsità del dibattito che ha caratterizzato l’anno del governo giallo verde: flat tax, quota cento, reddito di cittadinanza. Il fisco torna ad essere una leva essenziale per sostenere un sistema civile di welfare. Un fisco equo, non un fisco che fa sconti ad evasori. Una priorità nella spesa pubblica, anche qui con principi di competenza, di cura contro sprechi e inefficienze.

Chissà, potrebbe esserci una eredità positiva, per ricostruire una coscienza civica all’altezza delle sfide che abbiamo davanti

 

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1 commento

  1. SILVIA SANERO
    11 marzo 2020

    Paolo, un’analisi lucida e completa. Grazie, condivido tutto.


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