Vita democratica al tempo del covid

Pubblicato il 29 aprile 2020, da Politica Italiana

Evitiamo la solita tentazione di ridurre tutto un derby: da una parte gli irresponsabili aperturisti, dall’altra i severi custodi della salute pubblica, ignari dei bisogni materiali e spirituali del popolo. Questo appare anche solo nella piccolissima finestra della mia pagina facebook.

Si aggiunge per noi veneti una certa abilità del presidente Zaia nel dedicarsi ad annunci giornalieri che vanno nel senso delle aspettative del senso comune. Annuncia in presa diretta un provvedimento, i cittadini pure gli credono, poi il provvedimento quando viene scritto è un po’ diverso di come è stato annunciato. Magari molto più restrittivo. In mezzo soffrono i Sindaci, sempre in prima linea, perché i cittadini si rivolgono a loro credendo operativi provvedimenti solo annunciati. Ha fatto bene il Sindaco di Saonara (Pd, nel senso di Padova) a ribellarsi a questo andazzo.

Io sono tra quelli (penso che siamo la maggioranza…) che non ha le competenze tecniche sanitarie per dare giudizi. Ho una qualche esperienza di vita istituzionale e democratica, sia pure un poco stagionata. Di questo vorrei parlare.

Siamo e voglia restare un regime democratico. Allora bisogna sapere che la forza della legge è un valore, ma l’autorità deve sempre sapere che una legge per essere efficacie deve avere un consenso reale nel paese. Se non ce l’ha e la si ritiene necessaria bisogna lavorare per convincere l’opinione pubblica. L’autoritarismo o il paternalismo non bastano. Specie se l’applicazione della legge richiede la modifica profonda di comportamenti individuali e i controlli sono una illusione.

La politica è sempre la capacità di bilanciare i valori in gioco. La politica serve per evitare contrapposizioni. Sarebbe la tanto disprezzata capacità di mediazione. Le restrizioni che si devono imporre vanno spiegate con parole ferme (poche parole, non ne occorrono molte) e razionali. Bisogna conoscere il paese come è fatto. Se si riaprono le attività manifatturiere ci sono una serie di conseguenze che non si possono ignorare, lasciando il cittadino indifeso.

Ci sono i bambini che vanno custoditi, almeno fino alle elementari. Il governo non può ignorare questo fatto. Se si danno delle direttive generali la rete dei Sindaci può organizzare la soluzione dei problemi. Ci sono dei rischi? Certo, ma se vuoi far riaprire le attività economiche devi affrontare anche questi rischi conseguenti, cercando di minimizzarli.

Non si può avere solo una cultura del divieto. Bisogna che siano divieti razionali. Difficile per un lungo periodo agire per classificazioni astratte: questa attività sì, questa no, ecc. Se bisogna avere purtroppo una prospettiva di lungo periodo bisogna dare delle linee guida generali: si può fare se sono assolte certe prescrizioni: distanze, mascherine, sanificazioni, guanti, ecc. Chi assolve a queste prescrizioni deve essere messo nelle condizioni di operare. Bisogna dare un orizzonte di certezza per l’operatore economico, difficile distinguere tra categoria e categoria.

Bisogna pensare alla sostenibilità psicologica di una comunità. Non siamo in Cina e penso che non vogliamo ispirarci a modelli autoritari. Non sempre si può semplicemente imporre ciò che si ritiene giusto. Il potere non è mai assoluto. Bisogna capire fino a dove può spingersi l’imperio dell’autorità senza che si generino reazioni pericolose di rabbia e rivolta. Quando c’è la fame cambia lo scenario. Per fortuna non ci siamo abituati, ma bisogna pensarci.

Infine: la sospensione temporanea di diritti costituzionali non può diventare una cosa da prendersi alla leggera con la giustificazione di una emergenza. L’emergenza c’è ma se dovremo a lungo convivere con il virus e la necessità di limitazioni queste non possono essere imposte con decreti del Presidente del Consiglio. La fonte deve essere una legge, sia pur nella forma di conversione di un decreto legge. Minimizzare questo aspetto sarebbe molto grave, particolarmente da parte di chi ha a cuore il valore della democrazia parlamentare, fatta di bilanciamento dei poteri. Lo ha ricordato molto bene nella sua intervista a Repubblica il capogruppo Del Rio.

Insomma: fare tutto quel che responsabilmente deve essere fatto, anche se doloroso. Ma bisogna soprattutto puntare al senso di responsabilità del popolo, che in larga parte c’è stato. Valutare, decidere con il necessario consenso parlamentare, spiegare bene il senso delle decisioni. Questa è la vita delle istituzioni democratiche, anche in tempo di covid.

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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