W la bicicletta

Pubblicato il 23 aprile 2020, da Politica Italiana

La pandemia obbliga a guardare la realtà con occhi nuovi. Non c’è l’onnipotenza della tecnica e della scienza, occorre con umiltà capire che cure e vaccini sono al di là da venire e dobbiamo cambiare le nostre abitudini. Adattarci, che poi è sempre stata la grande forza del genere umano.

Riapriremo con prudenza, adottando tutte le misure opportune. D’altra parte un paese non si può fermare per mesi. Però uno dei nodi di difficile soluzione è quello del trasporto. Come muoversi se sul trasporto pubblico occorre conservare distanze di sicurezza? Chi frequenta treni di pendolari e bus del trasporto pubblico sa cosa vuol dire. Anche in questi giorni. Bisognerebbe quintuplicare i mezzi a disposizione. Non ci sono e non ci sarebbero le risorse economiche.

Padova 1950, bicicletta in Prato della Valle

Così c’è un cambio di paradigma. La contrapposizione spesso tutta ideologica tra trasporto privato e trasporto collettivo perde la sua valenza. E si ritorna a ciò che ho sempre sostenuto. Che ciò che serve è un sistema integrato di trasporto, in cui il cittadino sia messo in grado di scegliere, opportunamente orientato dal decisore pubblico nel far pagare tutti i costi impliciti nelle scelte dell’utente.

Nell’immediato cosa succederà? Che si dovrà ampliare la scelta a favore del mezzo individuale. Auto: ritorno di inquinamento, limiti derivanti dalla mancanza di parcheggi. Non sarà possibile neppure il car pooling. Scooter, motocicli vari per chi ce l’ha.

Si dovrà per forza riscoprire la bicicletta, a pedalata assistita o tradizionale, in proprietà o in bike sharing. Sarà più sicura la circolazione anche senza la protezione delle piste ciclabili. I nordici ci insegnano che è possibile pedalare in ogni mese dell’anno, opportunamente attrezzati. E che non c’è troppo da spaventarsi anche per distanze introno ai 15 km. Lo facevano i nostri nonni, con mezzi peggiori e strade polverose. Oggi che siamo tutti salutisti e che ci preoccupavamo di non poter fare la corsetta possiamo riscoprire la potenzialità del mezzo.

Se tutti quelli che possono per salute, stato fisico e distanza da percorrere riusare con più ambizione la bicicletta vi sarà lo spazio sui mezzi collettivi, sui taxi, ecc. per chi non lo può fare.

A una condizione: i comuni devono ampliare gli spazi per il parcheggio delle biciclette. Perché bisogna evitare che ci si debba attaccare al primo palo disponibile e che la bicicletta te la rubino al primo giorno utile…

Buona pedalata, anche a noi attempati, se ci faranno uscire

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