L’Italia è un po’ stanchina…

Pubblicato il 26 maggio 2020, da Politica Italiana

Sono portato ad essere generoso con il Governo. Avendo amministrato, avendo visto dal di dentro la macchina dello Stato, le procedure parlamentari e il tempo che passa tra la decisione politica e l’attuazione comprendo appieno le difficoltà nell’affrontare una sconosciuta emergenza.

Tuttavia emergono due questioni che preoccupano: non si possono affrontare situazioni straordinarie con mezzi ordinari e soprattutto: si può governare un paese in mezzo a questa tempesta senza avere una visione condivisa del futuro di questo paese?

Proviamo a leggere il volume, di questo si tratta, del decreto per la ripartenza, partorito con molto ritardo rispetto alle promesse. I soldi ci sono, quelli che può sostenere il nostro paese, ma sono annegati dentro norme alluvionali, contradditorie, confuse. Quando poi si affastellano tante norme vuol dire che sono la somma di tante scritture diverse dei diversi uffici legislativi, con la possibilità di errori, di sviste e delle sempre presenti “manine” che infilano nella confusione normativa la norma ad hoc sostenuta da qualche lobby, da qualche amico da compiacere, che non c’entrano nulla con l’emergenza pandemia. Per cui ci sono tante cose positive ma quando arriveranno ai cittadini? Se sono previsti un centinaio di decreti attuativi chi li farà, quando si faranno?

Quando si rendono necessari i decreti attuativi? Lo dico per esperienza: quando la norma non è chiara, non è condiviso fino in fondo l’obiettivo, la norma è ballerina dal punto di vista finanziario. Lo si è fatto spesso. Ma appunto: oggi non è più possibile. Conte annuncia giustamente (ma quanti governi lo hanno annunciato) un impegno straordinario per la semplificazione. Ma intanto il decretone è il contrario di ogni spirito semplificativo.

E poi ci sono troppe gaffe, devo essere d’accordo con Calenda quando si scandalizza dell’ennesima comparsata di Arcuri che si ostina ad andare in televisione avendo voce ed atteggiamento sgradevolissimi: “Vi è chiaro che il Commissario Domenico Arcuri ha dichiarato “evitiamo che i reagenti per analizzare i tamponi diventino le mascherine della fase due”? Come se parlasse con un suo amico immaginario, mentre quello che è successo sulle mascherine è responsabilità sua”.

Poi ci sono iniziative creative degne di miglior causa: il bando per reclutare 60mila assistenti civici “che saranno a disposizione dei sindaci con il loro sorriso” per far rispettare le norme sul distanziamento. Ma davvero il governo pensa che persone senza nessuno status, senza i poteri di polizia possano con il sorriso fermare bande giovanili che ad una certa ora sono fatti di alcol, se non di peggio. L’alternativa è che questi assistenti civici si associno alla baldoria o vengano assaliti a bastonate. Ma i ministri hanno mai provato a girare le piazze della cosiddetta movida?

Si fa presto a perdere la fiducia: se si va tutte le sere in televisione a dire che tutto è a posto e i cittadini vedono meno della metà di quello che si dice sia stato fatto la fiducia si perde. Se si lanciamo iniziative estemporanee con la pretesa di regolamentare tutto e la realtà è che si riesce a controllare poco ci sarebbe tutto lo spazio del dovere della politica di contemperare gli interessi con serietà, conoscendo il paese come è fatto. Problemi marginali vengono gonfiati dai media (quante sono queste movide?) e l’agenda politica insegue improvvisando.

Poi c’è il secondo aspetto. La visione comune che non c’è. Anche per questo è caduto il governo giallo verde. Troppe dichiarazioni del mondo grillino che si divide tra poltronari e terroristi politici, volendo usare parole forti. Con il gioco al rialzo a danno del paese. Un giorno è il Mes, parlando a vanvera perché non ci sono ancora decisioni definitive, ma comunque quelle preannunciate sono un enorme passo in avanti, un altro giorno la vicenda autostrade in cui si tratta una società quotata in borsa con disprezzo assoluto degli azionisti, che sono molti, e alcuni investitori esteri di cui abbiamo bisogno, pensando che le leggi dello stato possano essere usate come in un regime totalitario. In cui il problema sono le lotte interne di potere più che convinzioni politiche.

Lo sapevamo che era difficile. Ma quando i governi incominciano a sopravvivere invece di vivere inizia un declino non rimediabile. Bisogna saperlo…

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2 commenti

  1. bruno
    26 maggio 2020

    Analisi pacata e lucida, nulla da aggiungere se non farla propria.


  2. Franco Sech
    27 maggio 2020

    Condivido.


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