Zaia pigliatutto

Pubblicato il 22 maggio 2020, da Veneto e Nordest

L’ultimo sondaggio dell’Osservatorio del Nord Est per il Gazzettino certifica l’assoluto predominio di Luca Zaia sullo scenario politico veneto. Il 91% dei veneti assegna a Luca Zaia un voto tra il 6 e il 10. Insomma: insufficiente per quasi nessuno. E il fatto è che questo giudizio, per la proprietà transitiva, si traferisce anche sulla Giunta, pur in presenza di assessori per lo più sconosciuti all’opinione pubblica.

Un bel problema per chi vorrebbe costruire una alternativa a Zaia. Perché in sostanza Zaia ha, come direbbe Gramsci, una connessione sentimentale con il popolo veneto. Gramsci diceva che «L’elemento popolare “sente”, ma non sempre comprende o sa; l’elemento intellettuale “sa”, ma non sempre comprende e specialmente “sente”… Il “sapere” non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione».  A noi della sinistra sempre un po’ saccente può dar fastidio definire “intellettuale” Zaia, ma la situazione è questa: Zaia esercita anche un magistero intellettuale sul popolo veneto. Le sue ossessive dirette stampa sono una quotidiana educazione del popolo, come dimostra l’elevatissimo ascolto.

C’è un altro problemino da affrontare. Che anche per il 91% degli elettori del Pd il giudizio su Zaia è positivo. Certo influisce il raffronto con altre regioni sulla gestione della pandemia. Però se dovessimo esaminare razionalmente le politiche complessive, non solo sanitarie ma anche di accompagnamento economico e sociale, e le raffrontassimo ad esempio con quelle dell’Emilia Romagna, regione simile per demografia e base produttiva, ci accorgeremmo di molti limiti, e tuttavia quando c’è questa connessione sentimentale…

Sarebbe da dire: facciamo subito queste elezioni, che tanto il risultato è scontato, prima inizia un altro ciclo meglio è: perché è evidente che c’è una sedimentazione di consenso un po’ incrementato dall’emotività della pandemia, ma la base è solidissima e comunque sufficiente a fare il pieno del massimo dei consiglieri regionali consentito dalla legge elettorale. poi c’è anche la grande stampa che ogni tanto si innamora dei personaggi, magari pensando meglio Zaia di Salvini…

Fine della partita? No, perché il sondaggio ci dice anche una altra cosa meno scoraggiante. Perché un 36% degli elettori comunque dà un giudizio positivo anche sulla opposizione di centrosinistra. Non sono voti, ma sono comunque un capitale su cui lavorare.

Bisogna appunto lavorare perché almeno una parte di questi cittadini decidano di votare per noi. È quello che è mancato: dare un senso generale alla opposizione, rappresentare interessi definiti, impostare una agenda politica diversa, pensare all’altro Veneto che potrebbe esserci. Lavoro difficile sapendo che non produce la vittoria, ma può evitare il monopolio del senso comune di Zaia, dare voce a chi non “sente” più la politica. Tranne rare eccezioni questo non è stato fatto. L’elettore non ha potuto vedere in noi del Pd che una appartenenza del passato, quasi una sopravvivenza. Una abitudine stanca. Non è mai troppo tardi per iniziare a farlo, solo che ancora non si vede niente, pur tendo conto della pandemia. Non sono mancate naturalmente iniziative generose dei singoli, tentativi di guardare ad altro. Però appunto manca un messaggio complessivo: siamo questi, facciamo appello a questi valori, vogliamo incrociare i vostri destini, trovare un senso comune alle nostre vite.

Il fatto di aver già perso, occorre essere sinceri, darebbe anche una libertà ad una fantasia innovativa, ad un linguaggio diverso, ad invitare a rivolgere la mente altrove, senza troppi calcoli elettoralistici immediati. Se non lo si fa o almeno si tenta di farlo si perde, come ho ripetuto annoiando, anche la dignità.

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2 commenti

  1. Paolo Nardo
    24 maggio 2020

    Al posto di Zaia, dopo aver letto questo articolo, manderei un magnum di prosecco all’autore.


  2. Paolo
    26 maggio 2020

    Una magnum di prosecco non la rifiuterei, anche se me la manda Zaia. Bisogna conoscere i propri avversari, riconoscere le loro capacità di parlare agli elettori. Se no si è condannati non a perdere che può sempre succedere, ma ad essere del tutto irrilevanti. Se uno ha preso alle elezioni vere più del 50% dei voti ed ha un gradimento del 92% nei sondaggi non si risolvono i problemi facendo finta che non sia vero.


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