Un Pd senza passione?

Pubblicato il 22 giugno 2020, da Pd e dintorni

Nei giorni scorsi ho ricevuto un messaggio da un amico di questo tenore: “ho seguito una intervista di Carlo Calenda a Radio Radicale. Strepitoso, son riuscito ad entusiasmarmi. Lucido sa dire qualcosa con coerenza e senno, propone, organizza, sagace,  un romanaccio mai oltre misura. Sai se a Padova ci sono sezioni di Azione?”

Un altro voto perso per il Pd ho pensato, dopo avergli dato i riferimenti di Azione a Padova, ma soprattutto ho pensato ai momenti che ho vissuto in cui leader politici hanno saputo suscitare un entusiasmo capace di muovere passioni al di là di un campo già definito. Capaci di usa la parola in modo non retorico e di far vibrare il cuore delle persone.

Quando ero ragazzo un leader così lo fu Benigno Zaccagnini. Un leader anomalo, si disse costruito da Aldo Moro, ma di suo ci mise una biografia e un linguaggio capace di attirare sguardi nuovi: partigiano combattente, compagno del comunista Arrigo Boldrini, prese in mano la Dc nel 1975, rianimandola e aprendola a nuove esperienze. L’onesto Zac come era chiamato raccolse attorno a sé energie ed entusiasmi nuovi, inventò le “feste dell’amicizia” per contrapporsi al Pci anche in una onesta competizione popolare.

In anni più recenti pensiamo a ciò che hanno significato Romano Prodi e Walter Veltroni: la loro capacità di rianimare e riattivare militanze stanche e di attrarre nuove energie: entusiasmi, passioni autentiche, voglia di mettersi a servizio di un progetto politico. Appunto: incontravi o ti scrivevano persone con le stesse parole di cui sopra: “ho ascoltato, mi è piaciuto, voglio fare…”. Convinceva l’esistenza di un progetto nuovo per la società italiana ed un leader persuasivo.

È successo così anche con Matteo Renzi: linguaggi nuovi ed attrattivi, l’idea che avesse in mano la soluzione dei problemi del paese, con una visione e una capacità a cui potersi affidare. Oltre le preferenze politiche del passato. Capace anche nell’ostico (per la sinistra) Veneto di portare il Pd alle europee del 2014 al 37,5%, vicino allo straordinario 40,8% nazionale. Un successo che fu purtroppo l’inizio della fine, illudendo Renzi di avere ormai il paese in mano e di poter fare tutto da solo, con un partito personale, senza corpi sociali intermedi, ecc.

Bisognerebbe avere il coraggio di interrogarsi: perché nessuno degli attuali leader del Pd ha questa capacità? Quel di più, capace di suscitare passione oltre il recinto di una militanza sempre più asciugata? Con una capacità di riempire piazze reali o virtuali con la sola propria presenza?

È un limite forte in questa epoca post ideologica. D’altra parte è nota la capacità del campo progressista di divorare i propri leader: quando ci sono ci si dedica allo sport di abbatterli, fu così per Veltroni, complice l’iniziativa ostinata di D’Alema, è stato così anche per Prodi, sia pure prevalentemente per la debolezza della base parlamentare, ma fu certamente così per il suo omicidio politico in occasione della candidatura a presidente della Repubblica, un misto di idiozia politica e irresponsabilità.

Zingaretti è una persona onesta e per bene, politicamente seria. Eppure difficile ricordare una sua qualche memorabile iniziativa. Lo stesso possiamo dire per il suo vice Orlando, eguali qualità, ma con un certo grigiore dal punto di vista della presenza mediatica. Bisognerebbe cercare di rimediare su altri piani, con un lavoro sulla proposta politico culturale, su proposte innovative di politiche. Ma qui non c’è nessuno che visibilmente ci stia lavorando. Siamo incatenati al dovere del presente, a sostenere un governo con una base parlamentare fragile, in una alleanza che non ha visione condivisa del futuro.

Possiamo considerare le critiche del sindaco di Bergamo Gori inopportune in questo momento. Però non si può tacitarle semplicemente con l’inopportunità, come è stato fatto. Perché hanno un fondamento che dovrebbe essere affrontato. “A sua insaputa” Franceschini ha usato le stesse parole usate a suo tempo da Renzi: il congresso lo abbiamo fatto, se ne riparla quando sarà il momento. Invece in politica il momento è sempre presente, il Pd non è nato per difendere un avaro 20%. Dobbiamo cercare di essere più ambiziosi. Oggi tutto appare difficile, eppure si aprono nel mondo strade nuove, al populismo sovranista si possono opporre alternative capaci di suscitare egualmente passione. Ma chi ci sta lavorando nel Pd? Non è una domanda retorica, vorrei realmente saperlo.

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3 commenti

  1. Enrico Scotton
    22 giugno 2020

    Saper scaldare i cuori di questi tempi è forse un po’ più difficile, rispetto al passato. Complice anche la tecnologia che rende ogni comunicazione fredda e distaccata. Perchè scaldare il cuore è diverso dal parlare alla pancia della gente, come ad esempio fa Salvini, e un po’ anche la Meloni (utilizzando molto bene il web).
    I comizi, l’attività politica nelle sezioni, anche le tribune politiche in televisione erano strumenti più adatti ad arrivare al cuore della gente.
    Non è solo un problema di strumenti comunque. E’ anche un problema di leader. Forse nati e cresciuti anche loro nel web e nutriti di social.
    Calenda? A me ad esempio non scalda il cuore. Lo trovo preparato, ma alle volte troppo spinto in alcune affermazioni che dimostrano che il sarcasmo non è nelle sue corde (come invece lo era in quelle di Renzi, enfant prodige).
    Per ritrovare il cuore della gente e reimparare a parlarci, bisogna stare di più in mezzo alla gente. Ai mercati, alla feste, nelle fabbriche e luoghi di lavoro… immergersi nei problemi veri, ascoltare tanto e parlare meno. Ma pare diventato un mestiere difficile, quello del politico.


  2. Mario
    22 giugno 2020

    Tutto vero Paolo.


  3. Paolo Batt
    22 giugno 2020

    Essendomi impegnato intensamente dal 2016 al 2018 dentro il PD (arrivando inaspettatamente perfino in Assemblea Nazionale) ho capito che si trattava di un impegno inutile e frustrante.Salvo poche eccezioni, il problema del PD non sono solo i leader alla Zingaretti, ma anche il suo zoccolo duro (e anziano). Quando cessa la “spinta propulsiva” forse è meglio mantenere la barca immobile a galla e calare delle scialuppe per esplorare altri lidi. Esistono nelle società italiana molte persone perbene, democratiche, professionalizzate, che potrebbero aderire ad una “cosa” nuova, distinta ma non in conflitto col PD . Se certi personalismi, da galli del pollaio, finiranno, e se altri si aggiungeranno (penso a Bentivogli, a Pizzarotti, a Parisi) spero che questa idea si affermi. Aspettiamo….con calma.


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