Zaia ha già vinto ma vincerà anche il Veneto?

Pubblicato il 9 settembre 2020, da Veneto e Nordest

Venezie Post, 8 settembre 2020

Il Presidente si appresta a raccogliere un consenso plebiscitario. Ma il Veneto continua a perdere colpi soprattutto nei confronti dell’Emilia e non si comprende come l’enorme consenso verrà investito e per fare cosa. E torna in mente la favola del Piccolo Principe quando visita l’Uomo Vanitoso che gli ingiunge: “Ammirami!”. “D’accordo, ti ammiro, ma tu cosa te ne fai?” gli risponde il Piccolo principe
   
D’accordo, Zaia ha già vinto. Del resto lui la campagna elettorale l’ha iniziata nel 2015, il giorno dopo la sua rielezione. Il Covid l’ha rafforzata, per la buona performance della sanità veneta, e di fatto lo solleva anche dalle formalità finali. Ci mancava solo la positività di Arturo Lorenzoni.

Zaia vince per tanti motivi: una capacità di presidiare il territorio, una grande efficacia comunicativa, sostenuta anche dal monopolio politico delle televisioni locali, la capacità di rappresentare un diffuso senso comune di una larga parte dei veneti. Facilitato anche dal fatto che l’opposizione non è riuscita a fare l’unica cosa che dovrebbe fare: presentare una agenda politica alternativa ed un leader non mandato allo sbaraglio all’ultimo momento, ma espressione di un duro lavoro sul campo portato avanti per un quinquennio.

Qui l’unica curiosità è di vedere di quanto vincerà Zaia e di quanto la lista Zaia supererà quella della Lega. Vittoria larga comunque: e poi? Mi viene in mente l’immortale favoletta del Piccolo Principe di Saint Exupery. Nei suoi viaggi tra gli asteroidi il Piccolo Principe visita quello dell’Uomo Vanitoso, che gli ingiunge “Ammirami!”. “D’accordo, ti ammiro, ma tu cosa te ne fai?” gli risponde il Piccolo principe.

Ecco: questo enorme consenso in cosa verrà investito? Sono passati cinquant’anni dall’attuazione della riforma regionale. Il Veneto ha goduto di una eccezionale stabilità politica. Dobbiamo levare  il periodo di Mani Pulite in cui le teste dei presidenti cadevano come birilli per le iniziative della magistratura piuttosto che per problemi politici. Per il resto ci sono stati in cinquant’anni quattro presidenti: i dieci anni di Angelo Tomelleri, i dieci di Carlo Bernini, e poi i quindici di Giancarlo Galan ed i dieci che diventeranno quindici (salvo incarichi governativi) di Luca Zaia. In questo quarto di secolo di seconda repubblica quali opere strategiche realizzate dalla Regione possiamo ricordare? L’imprenditorialità e la società hanno fatto la loro parte, ma la politica regionale si è limitata a rappresentare ed accompagnare. Il territorio si è impoverito nella sua dotazione di asset strategici: fuori la finanza, fuori le aziende di servizi, niente alta velocità, niente trasporto metropolitano, territorio in sofferenza, ecc. Dobbiamo ricordare solo l’infinito cantiere della pedemontana o gli scandali del Mose?

Il problema è che non basta più accompagnare. Per reggere la concorrenza anche tra territori c’è un enorme bisogno di produzione di “beni comuni”: infrastrutture strategiche, formazione di eccellenza, trasferimento di tecnologie, cultura, attrattività del territorio, sua salvaguardia, ecc.

Anche perché il Veneto sta rallentando e altri hanno preso a crescere più di noi. Quali progetti strategici proponiamo? In questi giorni il Governo ha assegnato a Milano la sede del tribunale unificato dei brevetti e a Torino la sede dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale. Intanto in Emilia si sta realizzando con i fondi europei un “cervellone”, nodo di una rete di supercomputer che porta la potenza di calcolo del polo emiliano al quinto posto nel mondo. E il Veneto? Ci accontentiamo delle colline del prosecco e di qualche gara alle prossime Olimpiadi invernali?

I Rettori delle Università del triveneto hanno prodotto un importante progetto unificato per ricerca applicata e trasferimento tecnologico ai tempi dell’iniziativa Industria 4.0. I governi giallo verdi e giallo rossi purtroppo hanno fatto cadere il progetto Calenda, ma la Regione avrebbe dovuto farlo proprio. In Emilia hanno lavorato in questa direzione e sono avanti un bel po’.

C’è un dato proposto dalla Fondazione Nord Est che dovrebbe molto preoccuparci. La prima risorsa strategica di un territorio è costituita dalle risorse umane, i talenti che possiede, la vitalità della popolazione giovanile. Secondo questi dati il Veneto è diventato un esportatore netto di laureati: verso la Lombardia, e non è una novità, ma anche verso l’Emilia che ha un bilancio attivo di 14 punti rispetto al bilancio negativo di 4 punti del Veneto. Non solo formiamo competenze che vanno altrove, ma anche a livello di studi il Veneto perde colpi, pur nell’eccellenza dei propri Atenei: sono più gli studenti veneti che decidono di realizzare la propria formazione universitaria fuori dal Veneto di quelli che da fuori scelgono gli atenei veneti; siamo deficitari di quasi 6 punti mentre l’Emilia è in attivo di 46 punti. Se le giovani generazioni incominciano a non scommettere più sul Veneto che facciamo?

Possiamo illuderci che il nostro principale problema sia la mancata attuazione di una riforma federale, espressione dai molteplici significati a seconda dell’uso politico. Poi arriva la dura realtà ed altre Regioni corrono anche senza la riforma. Occorre forse prendere una maggiore coscienza della nuova fase che si è aperta, se no abbiamo la certa vittoria di Zaia ma non è detto che riesca a vincere il Veneto.

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
  • Add to favorites
  • Print
  • Email

2 commenti

  1. Remo Zanella
    9 settembre 2020

    Infiacchiti dal Covid e dal pensiero mediocre che invade i nostri territori, occorrerebbe una forza politica in possesso di una visione, capace di leggere la realtà, di delineare con convinzione una alternativa politica e strategica, di sostenerla con una partecipazione di militanti diffusa, di un rapporto costante con le espressioni della società civile, di sperimentare la realizzazione di progetti locali e verificarli insieme, con una presenza e una identità seria e riconoscibile. Il Partito democratico non è stato finora all’altezza di questo ruolo. Ma non c’è un’alternativa. Se non si sveglia, un furbastro nell’utilizzo dei media qualunque, potrebbe dare continuità a Zaia nell’amministrare la lenta agonia del Veneto.


  2. Fiorenza Carnovik
    10 settembre 2020

    Beh, l’amarezza sta anche nel sistema clientelare dell’opposizione dei candidati – e non solo quelli regionali – politici. Il grigiore che ne è seguito non può avere che questa conclusione.
    Che si sbagliasse una volta, può essere. Che glielo si facesse notare e si passasse da rompiscatole e da disfattisti, questo è successo. Che nel perseverare meravigliose energie si siano fatte da parte per non diventare pedine di sistema o carne da macello, è successo. Non è vero che Zaia e la sua politica siano invincibili. Non si è creduto abbastanza che si potesse proporsi e vincere senza uniformarsi tacitamente e “in piccolo” ai suoi sistemi che sembrano vincenti.


Scrivi un commento

Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




 Flickr Photos