Il nemico è Roma?

Pubblicato il 26 aprile 2017, da Veneto e Nordest

Zaia ha dunque firmato la convocazione del referendum sulla cosiddetta autonomia. In pompa magna, con la lacrima d’ordinanza (“questo è un momento storico, attimi che non si dimenticano”), con tutta la necessaria retorica leghista dei paroni a casa nostra, sotto il gonfalone del Paron San Marco. Sporcando anche la data del 25 aprile, che per l’Italia non è la festa di San Marco o del bocolo a Venezia, ma il ricordo di quelli che hanno dato la vita per l’Italia libera e unita.

Comunque questo è il menu. E per il PD si prepara una prova molto molto ardua. Che non può essere scartata e ridotta o all’entusiasmo della mia amica Simonetta Rubinato o alla semplificazione del futuro segretario regionale del PD veneto (credo) Alessandro Bisato con il semplice sillogismo “noi siamo autonomisti, quindi voteremo sì”. E neppure basta rifugiarsi sull’osservazione che il referendum non serve a niente, perché ogni ulteriore forma di autonomia non può essere che tra quelle previste dalla Costituzione italiana o che si tratta di un costoso referendum senza significato che non sia quello di una utilità per la leadership di Zaia.

La politica è più complicata e un significato forte comunque ci sarà. Non è in gioco la risposta che in sé sarebbe ovvia all’ovvio quesito “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”. È in gioco una impostazione politica generale, una avventura che si inserisce in un clima di individuazione dei nemici, dell’idea non di un Veneto più autonomo, ma di una narrazione di un Veneto che vive di nemici, contro lo Stato, contro l’Europa, autosufficiente, rancoroso e spaventato. La orribile parola “sovranismo” qui è ridotto al sovranismo di una piccola patria contro tutti. E sì che Mose, Banche e dintorni hanno segnato piuttosto un fallimento di una parte del ceto imprenditoriale e politico. E a ben vedere anche la pretesa specificità veneta è di fatto annullata dal contemporaneo referendum in Lombardia: perciò operazione politica nazionale, forse anche in concorrenza interna a Salvini.

Del resto Zaia l’ha detto con chiarezza quale sarà il contenuto della campagna elettorale: “Il nemico è Roma…Dobbiamo dimostrare di essere un popolo, il popolo veneto”.Zaia

Votando sì noi rischiamo di asseverare che anche per noi il nemico è Roma (e Bruxelles come corollario) e dimostreremmo di essere un popolo come lo vorrebbe Zaia. Il nostro Statuto, voluto all’unanimità nel 1971 da costituenti saggi e preveggenti è l’unico Statuto tra quelli regionali che cita il concetto di popolo: “L’autogoverno del popolo veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storia”. Un popolo appunto che non ha nella sua storia le chiusure e le illusioni di autosufficienza ma una storia di apertura al mondo, alle culture, ai commerci, agli altri popoli. Non il popolo contro che verrà costruito nella narrazione referendaria.

Ignorare questo sarebbe molto grave per il PD. Mi auguro che fatte le primarie (più o meno clandestine, se non fosse per la scadenza nazionale) si voglia fare su questo punto una riflessione seria. Perché non si può solo ragionare sui possibili risultati e schierare il partito semplicemente dalla parte vincente. È passato il 25 aprile, che è la storia anche di quelli che si sono opposti sapendo di essere minoranza.

Naturalmente il PD al momento è impreparato. Ed è una impreparazione colpevole. Perché dopo la batosta elettorale per due anni ci siamo trastullati sul congresso sì, no, forse, su chi fosse più vicino al leader nazionale ed ai suoi assistenti. Rinunciando a produrre politica. Ad esempio una idea alternativa del concetto di autonomia, chiaro, ben fondato, da proporre al popolo veneto con un lavoro politico in profondità, tra la gente, con la gente, con i gruppi dirigenti della società veneta che in mancanza d’altro sottovaluteranno la portata del referendum e si adegueranno al senso comune. Non l’abbiamo fatto. Cerchiamo di farlo in questi pochi mesi. Per il bene dei Veneti.

P.S. Se il PD ha di fronte una montagna da scalare in compenso Forza Italia si avvia alla scomparsa e/o all’irrilevanza politica, almeno in tutto il Nord (dando per scontato che Toti risponde più alla Lega che a F.I.)

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • RSS
  • Google Plus
  • Pinterest
  • Add to favorites
  • Print
  • Email

Tags: , , , , ,

4 commenti

  1. francesco
    26 aprile 2017

    Caro Paolo su questo assurdo referendum anch’io diversamente dalla Rubinato credo fermamente cheil PD debba battersi per il No anche se sarà una battaglia persa in partenza ma sarà una testimonianza basilare x costruire finalmente una alternativa alla Lega


  2. Enrico Scotton
    26 aprile 2017

    Caro Paolo, vengo alla parte finale del tuo commento. In Veneto c’è già chi sta lavorando ad un idea alternativa del concetto di autonomia. Da tempo. E’ la stessa persona che aveva proposto ai due candidati in corsa per la segreteria del Pr regionale alle primarie (clandestine) di domenica 30 aprile di far votare gli elettori anche sul tema del referendum per l’autonomia. Facendolo diventare il tema forte del confronto, prima e non dopo l’elezione del segretario. Un concetto di autonomia che si inserisce in una visione di apertura verso un’Europa delle regioni. Il problema è che questo partito da tempo non sa valorizzare le risorse che ha in casa, soprattutto se queste non accettano compromessi (ricordi in occasione delle passate primarie l’offerta fatta alla stessa persona di un posticino come assessore in caso di vittoria della Moretti, pur di non partecipare alla corsa?). Magari ci si fosse fatti contagiare un po’ da quell’entusiasmo che le attribuisci. Forse si guarderebbe alla partita con meno pregiudizi. Mi pare infatti che stiamo facendo quello che abbiamo fatto per anni con Berlusconi: siccome le proposte (anche buone) venivano da lui, andavano per forza bocciate. Idem con Zaia. Ma a me e a tanti altri amici democratici poco interessa che sia Zaia a firmare il decreto. Noi diamo più valore al fatto che il referendum sia stato riconosciuto dalla Corte Costituzionale, che, penso tu sia d’accordo, è organismo non di parte.


  3. Paolo
    27 aprile 2017

    IL punto è: chi incassa il dividendo politico del referendum anche se il PD si schierasse per il Sì? Lo incassa Zaia su una linea con non può essere quella del PD, che deve autonomista, federale, solidale. E non contro Roma ladrona, l’Europa dei burocrati, il sovranismo, ecc. ecc.Si paga il prezzo di una lunga inattività politica, propositiva e riflessiva che dura da almeno due anni


  4. italo
    28 aprile 2017

    Mi sembra che la riflessione ci stia tutta sul tema. Specie se riguarda una visione complessiva della politica delle autonomie. l’Europa delle regioni è, se vogliamo, una conferma dello spirito di apporto a un obiettivo unitario delle specificità ambientali, culturali, sociali, economiche e storiche che esistono e non già delle di autonomie sterili e implosive che guardano al proprio ombelico. Su questo tema entra l’altro che precede e cioè delle aree/regioni corrispondenti alle autonomie che ovviamente non possono comprendere, come in Italia è oggi, angusti e asfittici microspazi assolutamente anacronistici in cui una regione corrisponde al territorio di una cittadina.


Scrivi un commento