Speranza contro la speranza

Pubblicato il 9 ottobre 2017, da Politica Italiana

Ho letto con molta attenzione l’intervista al Corriere di Roberto Speranza sul Corriere della Sera. Ma di speranza ne ho trovata poca. E mi dispiace, perché sono di quelli che pensano che si sta profilando una alternativa drammatica per il paese. O la vittoria di una destra populista o la vittoria di M5S che come si vede dai temi che pongono vanno alla esplicita ricerca del voto di destra per politiche di destra. Bisognerebbe perciò costruire una realistica alternativa a questi pessimi esiti.

Dice Speranza che «Non sono uscito dal Pd per fare un partitino, ma per costruire una grande forza popolare a due cifre. Ci sono milioni di persone che non sono di destra, non vogliono votare per Grillo, ma non si fidano più del Pd di Renzi… Vogliamo prendere un voto più degli altri, altro che ridotta”. È vero c’è un elettorato deluso dal PD a cui non piace l’alternativa di destra o di una finta sinistra altalenante come i grillini. Che prevalentemente si rifugiano nell’astensione. A cui bisogna fare una offerta politica.

Dire che si vuole costruire una offerta a due cifre, dal 10% in su, è una legittima ambizione. Bisognerebbe spiegare però come si intende passare dagli attuali sondaggi sotto il 5% alle due cifre. Certo le campagne elettorali servono a convincere gli elettori, ma bisogna anche avere il senso delle. condizioni storiche. Prendere più voti del PD?

Perché non erano diverse le ambizioni del salottiero Bertinotti. È stato facile rompere con il governo Prodi, regalare a Berlusconi un’altra vittoria, ma nessuna robusta alternativa è nata. Era anche l’ambizione di Niki Vendola e della sua affascinante narrazione. Tutto dissolto in una frammentazione di schegge non in grado di incidere nella politica italiana.

Ora si propone sempre lo stesso film. Si vuole partire con l’ambizione legittima di rappresentare una forza di sinistra più radicale di quello che può offrire il PD, ma si parte da una rottura e a rottura si aggiunge rottura. Come si può essere credibili nell’ambizione di aggregare una forza politica a due cifre, capace di condizionare gli equilibri politici del paese se non si è capaci, per lungimiranza, capacità coesiva, costruzione di progetti condivisi, di tenere insieme una potenziale area politica, che deve essere costruita con tolleranza e lungimiranza? Se si parte subito rompendo con Pisapia, che pure è entrato in Parlamento con Rifondazione e come Sindaco di Milano ha tenuto insieme tutta la sinistra?

Io anagraficamente faccio parte della stagione dei Bersani, dei D’Alema, degli Errani. Ed ho ricordi positivi di quella stagione. Che è stata una stagione di sinistra al governo che ha fatto cose positive, ma ha dovuto fare i conti con le condizioni parlamentari, ha dovuto mediare molto e trovare punti di incontro. Possibile che oggi non sia più possibile. Che persone che hanno provato la durezza del governare improvvisamente diventano o prendere o lasciare?

“Noi siamo quelli del lavoro, della progressività fiscale, della sanità pubblica”. Difficile dire che invece il PD proponga la flat tax o pensi a distruggere la sanità pubblica o sia contro il lavoro, se per fortuna posti di lavoro si sono creati. Certo si possono avere idee diverse sulle politiche ma è su questo che dovrebbe avvenire il confronto. Perché molte delle politiche fatte dal governo Renzi hanno dei precedenti nelle riforme dei governi Prodi e D’Alema e sono state votate senza obiezioni dagli ipercritici di oggi, o dobbiamo credere che i mille giorni di Renzi si siano svolti nel deserto politico, senza una maggioranza politica?

Alla fine non si sfugge a questa stretta: si pensa che possa nascere una maggioranza progressista nel paese senza il PD? Mi sembra veramente difficile sostenerlo. Se non si vuole considerare il PD un interlocutore necessario (certo ponendo delle condizioni ragionevoli come pensa di fare Pisapia) vuol dire che si pensa che non sia un problema il paese in mano ai grillini o alla destra.

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