Tafazzismi a sinistra

Pubblicato il 27 luglio 2017, da Politica Italiana

Chi mi segue in queste noterelle sa che non ho mai risparmiato critiche a Renzi quando l’ho ritenuto necessario. Non certo per un pregiudizio ma perché è il Segretario del mio partito e penso che abbia dei doveri maggiori verso la comunità che guida. È segretario da 3 anni e 8 mesi e sullo stato del PD, non proprio eccellente, porta le sue responsabilità.

E tuttavia è al limite del grottesco il perenne tafazzismo che caratterizza chi si muove a sinistra del PD. Adesso l’obiettivo è Pisapia. Cioè la concreta speranza che potrebbe avere una potenziale area elettorale del 10%, divisa in mille rivoli, di diventare un soggetto politico significativo.

Quale è il torto di Pisapia? Essere andato alla Festa dell’Unità della sua città, città che ha amministrato con rispetto e consenso popolare e con l’appoggio indispensabile del PD. E aver pronunciato le “famigerate” parole: “Qui mi sento a casa mia”. E come avrebbe potuto essere diversamente, visto che era tra la gente che aveva incontrato giorno per giorno nella sua attività di sindaco, che l’aveva aiutato, sostenuto, applaudito. Poi un abbraccio troppo cordiale per i puristi a sinistra al Ministro Boschi, che, diciamo la verità, invita all’abbraccio, e comunque un Ministro di un governo che anche gli occhiuti controllori di art. 1 sostengono.

Ma noi vogliamo essere alternativi al PD. Scelta legittima, che tuttavia non dovrebbe comportare di vederlo come peggiore nemico. Anche perché non si costruisce nessuna alternativa con questo settarismo che spacca il capello in quattro, con tanti aspiranti leader senza truppe. Si può voler essere alternativi al PD, ma con il senso della realtà e delle proporzioni. Perché le elezioni saranno quest’altr’anno ed al momento il PD ha più o meno 10 volte i voti di Articolo 1 e se il progetto che si presenta al paese resta quello ben conosciuto di una sinistra caratterizzata da piccoli numeri e da molti litigi dubito che possa consolidarsi un progetto alternativo.

Quello che si consoliderebbe sarebbe il fatto di vedere il fronte progressista ai margini con l’unica alternativa offerta tra il ritorno della destra al Governo e l’affidarsi al salto nel buio di M5S, che tra l’altro non ha mai mancato di sostenere ogni pulsione di destra nella pancia del paese.

Il PD allo stato è Renzi. Sognare un PD derenzizzato è una cosa senza parentela con la realtà. E forse i critici che se ne sono usciti potrebbero anche fare un esame di coscienza approfondito. Perché se Renzi ha una presa così ferma su un PD sia pur smagrito e anche per l’incapacità dimostrata dai suoi oppositori di comprenderne fino in fondo la natura, di leggere i segni di cambiamento nel paese, di condurre una opposizione vigorosa, per idee, prese di posizione, organizzazione di una proposta politica.

Ma, come ha osservato Pisapia, si guarda più al passato che al futuro. E comunque, volendo guardare al passato qualche insegnamento lo riceviamo: quello del sostanziale fallimento e irrilevanza delle varie liste Arcobaleno che nel tempo si è cercato di allestire a sinistra.

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