Tornare alla giustizia sociale con la tassa sulle transazioni finanziarie

Pubblicato il 5 ottobre 2012, da Interventi al Consiglio d'Europa

Intervento assemblea parlamentare Consiglio d’Europa, 5 ottobre 2012

La grande crisi che ha interessato il mondo occidentale e tuttora ne limita la crescita ha tra le sue principali cause il malfunzionamento del sistema finanziario. L’eccesso di deregolamentazione finanziaria sia all’interno degli stati sia nel mercato globale ha prodotto una crescente instabilità ed è necessario adottare misure e politiche in ambito fiscale e finanziario in grado di stabilizzare il sistema bancario, rilanciare una economia sostenibile ed evitare che i costi della crisi siano interamente sulla spalle di cittadini incolpevoli.

La gravità della distorsione è evidente: alla fine degli anni Ottanta i prodotti finanziari derivati erano il 5% del Pil mondiale, oggi c’è un totale rovesciamento del rapporto: la finanza derivata è dieci volte il Pil mondiale. Una realtà che si sottrae a ogni giurisdizione nazionale o sovranazionale e che con la speculazione di brevissimo periodo può distruggere ricchezza reale, lavoro, condizioni di vita. Una parte di queste decisioni di speculazione finanziaria di brevissimo termine non dipendono da decisioni umane, ma da un uso evoluto di programmi e sistemi automatici per la definizione del prezzo, della quantità e del timing degli ordini. Si afferma il regno del trading algoritmico o algotrading. I programmi sono in grado di gestire decisioni a un ritmo molto superiore a quello umano. In quattro anni l’uso di queste tecnologie è cresciuto del 164% e nel 2010 l’algotrading avrebbe riguardato il 56% delle transazioni negli Usa, il 38% in Europa, tra il 10 ed il 30% in Asia.

Gli Stati si indebitano per evitare il default del sistema finanziario: A fine 2009 gli interventi a carico dei bilanci pubblici sono assommati ad oltre diecimila miliardi di dollari, una somma pari al 24% del Pil mondiale, a danno di interventi per il welfare, investimenti per la crescita, finanziamento dei programmi di cooperazione internazionale. ecc. La crisi del 2008/2009 ha cancellato secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale del lavoro 34 milioni di posti di lavoro, 2/3 dei quali nell’area OCSE e nell’America Latina. Nei paesi dell’area OCSE il peso della remunerazione del lavoro in 5 anni è diminuita di circa 5 punti in media.

E’ in questo contesto che dobbiamo valutare iniziative opportune per limitare la volatilità eccessiva dei mercati finanziari e per ricavare risorse che alleggeriscano il peso sulla finanza pubblica del malfunzionamento dei mercati finanziari.

Questa è la caratteristica della tassa proposta sulle transazioni finanziarie. Un aliquota molto modesta non influisce in modo significativo sugli scambi finanziari che guardano al rendimento di medio lungo periodo, ma può rendere meno conveniente la moltiplicazione di migliaia di operazioni a brevissimo termine da parte dello stesso operatore, che è la parte più destabilizzante della finanza. La tassa colpisce perciò i trader ad alta frequenza ma non introduce sensibili aggravi per gli operatori tradizionali: fondi pensioni, compagnie di assicurazioni, investitori individuali che hanno una sostanziale stabilità del proprio portafoglio.

Molti degli argomenti che si portano contro l’introduzione di questa forma di tassazione non hanno un reale fondamento. Intanto bisogna osservare che già esistono molte forme di tassazione su specifiche transazioni finanziarie in molti paesi, a partire dalla Stamp Duty Reserve Tax  che preleva lo 0,50 per cento sugli scambi azionari in uno dei grandi mercati finanziari globali, quello della Gran Bretagna. La aliquota bassa rende comunque meno conveniente l’elusione e la concorrenza fiscale. La liquidità globale del sistema non ne risentirebbe, ma si opererebbe nel senso di un necessario  riequilibrio: sarebbero frenate le scommesse a carattere speculativo a vantaggio degli scambi legati all’economia reale.

Le stime del possibile gettito sono molto variabili, in relazione alla aliquota applicabile ed alla estensione della tassazione, ma comunque sono cifre molto importanti, che renderebbero più equo il prelievo fiscale e sarebbe lo stesso sistema finanziario a finanziare in parte il malfunzionamento del mercato derivante dalle scommesse speculative. Come ha osservato il premio Nobel per l’economia Paul Krugman “quello che ha trasformato i cattivi investimenti in una catastrofe è stata l’eccessiva dipendenza del sistema finanziario dai soldi a breve termine…una tassa sulle transazioni finanziarie scoraggiando la dipendenza dai finanziamenti di brevissimo periodo avrebbe reso molto più improbabile il verificarsi degli stessi eventi.”

Certamente l’introduzione di questa forma di tassazione non risolve da sola il problema del mal funzionamento dei mercati finanziari globali, che hanno bisogno di regole e controlli più penetranti a tutela del cittadino risparmiatore e per la sostenibilità del sistema creditizio, ma certamente è uno strumento che va nella direzione giusta. L’approvazione della presente risoluzione da parte della nostra Assemblea si aggiunge alle decisioni assunte dal Parlamento Europeo e altri organismi sovranazionali e mi auguro possa costituire un definitivo stimolo ai Governi per assumere le necessarie decisioni.

La risoluzione approvata dall’Assemblea Parlamentare

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1 commento

  1. Fabio
    5 ottobre 2012

    Fatico a credere che conoscendo la causa dei problemi ,i governi europei non riescano a condividere questo rimedio, più volte prospettato anche da Monti per mitigare gli effetti di una speculazione così dissennata.
    Se la finanza ha questa capacità di influenza, potranno mai i politici essere credibili??


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