W la Repubblica!

Pubblicato il 3 giugno 2013, da Relazioni

Intervento alla cerimonia di commemorazione della Repubblica, Este, 2 giugno 2013

A cosa serve ricordare e conoscere? E’ solo un esercizio di retorica, ogni anno, man mano che ci si allontana dagli eventi ricordati, più stanca ed estranea o non piuttosto il modo di rinnovare una missione civile, una responsabilità di fronte alla storia del Paese?

Tutti ricordiamo, perché fa parte del bagaglio culturale fin dalle prime classi di scuola, quel verso di Foscolo nei “Sepolcri”: “A egregie cose il forte animo accendono le urne dei forti”. L’idea di Foscolo era che il contatto quasi fisico di fronte al sepolcro con i grandi spiriti del passato servisse a riaccendere passione e a creare ispirazione all’altezza con la loro grandezza.

Così deve essere per la memoria dei fatti civili più rilevanti che attraversano la storia di una nazione. Avere coscienza della propria storia, cioè memoria, è avere conoscenza delle grandezze e delle tragedia che intersecano sempre la storia di un popolo, per non ripetere gli errori, per apprendere gli insegnamenti.

Festa della Repubblica ed insieme festa delle Forze Armate, per ricordare il ruolo che svolgono in Italia, presenti a servizio delle popolazioni per la sicurezza della comunità, in soccorso per le calamità naturali, all’estero in operazioni di pace e sviluppo.

Memoria ed anche ringraziamento per quello che hanno saputo fare, in condizione altrettanto e più difficili delle attuali, le generazioni che ci hanno preceduto. Uomini e donne che hanno combattuto per la libertà di cui ancora godiamo.

I tre momenti forti della nostra storia patria che sono tra loro legati e conseguenti, sono le tre r di Risorgimento, Resistenza, Repubblica.

Risorgimento, abbiamo festeggiato nel 2011 con grande partecipazione popolare il 150esimo anniversario di quel 17 marzo 1861 in cui nasceva il regno d’Italia. Qui in Veneto dovemmo aspettare altri 5 anni, Roma altri 9 e Trentino e Friuli fino al 1918. La storia ci insegna che la componente spirituale e culturale dell’unità d’Italia venne molto prima della capacità di trasformare questa unità spirituale in unità politica. L’unità si fece prima nei cuori e nelle menti che nelle istituzioni. Possiamo ricordare come simbolo di quel momento la nostra padovana di Montemerlo Antonia Masanello, unica partecipante donna come garibaldina alla spedizione dei Mille. Ricordo del percorso fatto dalle donne per conquistare pieni diritti civili e ricordiamo che le elezioni per l’Assemblea Costituente e quelle per le amministrative nel 1946 segnano la conquista anche per le donne del diritto al voto.

La Resistenza, anche sanguinosa guerra civile ma prima riscatto della dignità nazionale calpestata dalla viltà dell’alleanza nazifascista. Come ci ha ricordato Pietro Calamandrei fondamento della libertà che è venuta poi: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono torturati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità dell’Italia andate lì con il pensiero, perché è lì che è nata la nostra Costituzione”.

Resistenza di popolo, fatta di grandi e piccoli atti di eroismo. Voglio ricordare di fronte a una così folta rappresentanza di giovani scout, che si educano alla lezione della solidarietà e responsabilità, le parole contenute nell’ultima lettera che scrisse agli amici, compagni di scuola e di parrocchia, Giacomo Ulivi, fucilato a 19 anni dai nazisti: “Il nostro interesse e quello della cosa pubblica finiscono per coincidere. Per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare che con calma ricominciamo a guardare in noi e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete voluto sapere:”

Parole illuminanti, nella loro semplicità e profondità prive di retorica. Illuminanti anche per l’oggi. Memoria esigente per tutti. L’indignazione che diventa alibi per il disimpegno pubblico, che si manifesta anche con la diserzione del voto. Anche oggi: non ne voglio sapere, sono tutti eguali, non ne vale la pena. Giacomo Ulivi ci ricorda che invece ne vale sempre la pena.

In una Italia povera e disperata c’è stato chi ha saputo mettersi in gioco. Anche allora si poteva trovare un alibi per non compromettersi. Ce lo ricordano i bei versi di Elena Bono: “Piccola Italia, non avevi corone turrite né ornamenti. Eri una ragazza scalza, con i capelli sul viso, che piangevi e sparavi”.

La Repubblica infine. Per chiudere la pagina del disonore, di una monarchia succube della violenza fascista.

Un popolo distrutto nell’animo prima che nei beni materiali, carico di lutti e miserie, un popolo anche di diseredati e semianalfabeti riesce a dare una grande lezione, anche alle potenze vincitrici.

Democraticamente, attraverso la partecipazione popolare, con u n referendum, si riconquista la libertà e la dignità. Repubblica, perciò democrazia, perciò diritti civili e sociali, con la Costituzione più bella del mondo.

Una Costituzione scritta nell’arco di 18 mesi, dal 2 giugno del 46, al 22 dicembre del 1947 si arriva alla stesura ed alla approvazione quasi all’unanimità. Tutto poteva congiurare a sconfiggere questa ambizione. Era già calata sull’Europa la cortina di ferro, con le conseguenze interne e la rottura delle forze antifasciste. Eppure il paese sa trovare le ragioni della concordia e di fondamenta condivise.

A egregie cose il forte animo accendono oltre che le urne dei forti i momenti forti della nostra storia, e lì dobbiamo trovare ispirazione per affrontare le difficoltà presenti che dicono il nome di lavoro, di sfiducia nelle istituzioni, di pessimismo per il futuro.

Come ci ha ricordato Mons. Forte, Vescovo di Chieti, “non puoi riformare niente se non sei dominato dallo spirito del riformatore, e l’Italia ha bisogno soprattutto di cuori e di pensieri nuovi”.

Tocca alla politica certamente, ma tocca ad ogni cittadino dare il proprio contributo, non sottraendosi alle responsabilità pubbliche, per il bene di tutti.

Viva l’Italia, viva la Repubblica.

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