Se sette mesi vi sembran pochi

Pubblicato il 5 gennaio 2015, da Realtà padovana

Con l’anno nuovo si compiono 7 mesi dall’insediamento a Padova del sindaco Bitonci. Non più un nuovo sindaco perciò, perché sette mesi incominciano ad essere un periodo sufficiente per un primo bilancio. Dello stile, del rapporto con la città, delle cose impostate se non realizzate.

So bene, per lunga esperienza, che in questa materia i giudizi risentono molto dello spirito di parte. Per i tifosi che l’hanno votato va tutto benissimo. Per l’opposizione no, però noi cerchiamo di argomentare questo giudizio senza farci prendere dalla faziosità.

Nei giorni scorsi hanno scritto molto bene sull’argomento i nostri bravi consiglieri comunali Beda e Berno. Aggiungo anch’io qualche considerazione.

Sul Corriere della Sera di ieri si è scritto che ci sono comunque dei risultati significativi. In effetti le cose citate, guarda caso, sono tutte figlie dell’amministrazione precedente, che aveva impostato: il nuovo regolamento della polizia municipale, inutilmente incattivito con qualche norma slogan che non troverà pratica applicazione, la fusione delle aziende di trasporto, esattamente come predisposta dall’ex Presidente Amedeo Levorato, subito rimosso dall’incarico senza neppure un ringraziamento.

Per il resto valgono le cose segnalate da Beda e Berno.palazzomoroni

Sul piano pratico, soprattutto sul piano di una moderna infrastrutturazione della città quello che si è visto è una aprioristica rimozione delle eredità positive ricevute senza in alcun modo sostituirle con progetti alternativi. Con un danno finanziario gravissimo per il Comune. Le occasione perse che si trasferiscono sul Bilancio di tutti i padovani. Lo ha ricordato Gianni Berno: l’ostinazione del Sindaco di ricercare una soluzione alternativa alla localizzazione dell’ospedale individuata dalla precedente amministrazione, frutto di un lungo processo di analisi e di concertazione tra Comune, Regione ed Università, ha già comportato la perdita di uno stanziamento di 22 milioni di euro, senza nessuna certezza alternativa. La rinuncia alla seconda linea del tram ha fatto perdere uno stanziamento di una cinquantina di milioni di euro a carico dello stato, con grande soddisfazione delle altre città concorrenti che usufruiranno della rinuncia di Padova. Il no all’auditorium per la musica, nella nuova soluzione in piazza Eremitani, comporta una perdita di 25 milioni di euro già messi a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio, oltre al valore dell’immobile che sarebbe stato messo a disposizione, senza alcuna certezza sul fatto che il centro convegni da realizzare in Fiera possa essere adattato in tempi brevi e lasciando irrisolto il problema del conservatorio.

Ciò che colpisce è che al no distruttivo non corrisponde alcun sì concreto: l’ospedale peripatetico, la filovia al posto del tram, l’adattamento del centro congressi sono tutte ipotesi che non hanno trovato un completamento amministrativo. Annunci per giustificare un no tutto ideologico.

Poi c’è l’idea dell’amministrazione come guerra permanente contro ogni altra istituzione. Il fastidio per non avere il comando assoluto e solitario. Quelle comunali precedenti naturalmente; ricordo che Zanonato ha avuto ben altro atteggiamento, quando si è trovato a gestire l’eredità, spesso negativa, della giunta Destro: si è rimboccato le maniche, ha preso ciò che c’era di buono ed ha cercato di correggere gli errori, senza giustificare con errori, veri o presunti, del passato le proprie difficoltà. Poi il conflitto con l’Università e la Regione sull’ospedale, con la Provincia, con i comuni dell’area metropolitana. Tutti nemici invece che esponenti di altri legittimi interessi, con cui costruire le opportune intese. E anche questo è un danno grave, perché significa ritardi sulla realizzazione delle opere, complicazioni burocratiche, blocchi delle iniziative. E le conseguenze le pagano i cittadini. A suo tempo ho scritto molto per criticare gli errori della giunta Destro, con Ivo Rossi abbiamo edito pure un libro “La città è uno stato d’animo” che raccoglieva i nostri interventi critici. Però bisogna dire che la Destro cercava nei limite del possibile e delle sue capacità di costruire un consenso largo attorno alle sue iniziative e cercava di coinvolgere le diverse istituzioni, considerandole non nemici da combattere ma partner con cui realizzare le cose.

Questi sono fatti. Si dimostri che non sono veri se si vuole difendere il Sindaco. Non servono gli insulti e le querele.

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