L’importanza dei quiz

Pubblicato il 29 dicembre 2015, da Politica Italiana

Mia moglie segue con regolarità l’Eredità, il quiz pre serale della RAI. Come milioni di italiani, perché si dimostra che una trasmissione con una formula semplice se condotta con professionalità (Carlo Conti e Fabrizio Frizzi) può fare grandi ascolti, 5 milioni con uno share attorno al 25%.

Il quiz si basa su domande di varia cultura ed umanità. Così mia moglie ogni tanto mi segnala risposte di concorrenti che dimostrano una ignoranza veramente rimarchevole. Perché si tratta in gran parte di concorrenti giovani, laureati o studenti universitari. L’eccezione ci sta (anche per l’emozione del momento) ma se certi errori si ripetono sono errori che segnalano un problema dello stato della cultura condivisa del paese.

Ad esempio: difficoltà a collocare in una regione il capoluogo di provincia. Non sapere che Verona sta in Veneto e Avellino in Campania. Pazienza se mi metti Verona in Trentino e Avellino in Puglia, ma se mi metti Verona in Toscana e Avellino in Emilia qualche problema c’è. Perchè vuol dire che capisci poco di quello che descrivono dell’Italia i quotidiani (se li leggi) e la televisione.eredità

Quando ho fatto io le elementari c’era una grande impostazione mnemonica. Per cui dovevi imparare a memoria gli affluenti di destra e di sinistra del Po, naturalmente la lunghezza dei maggiori fiumi italiani, le partizioni delle Alpi, aiutati dall’acronimo che ci insegnava il maestro: Ma Con GRAn PENa LE RE CA GIU, cosicchè me le ricordo ancora: Marittime, Cozie Graie, Pennine, Lepontine, Retiche, Carniche, Giulie. Cosa servisse non lo so, ma aiutava l’esercizio della memoria. I sussidiari riportavano delle magnifiche cartine di ogni singola regione, in cui erano segnati i capoluoghi (da imparare naturalmente a memoria) con il loro monumento caratteristico (per Padova naturalmente le cupole del Santo) ed anche le produzioni principali di quel territorio: il grano, le mele, le fabbriche tessili, la meccanica, ecc. Grande fiducia nella memoria visiva e nella memoria in genere. Carducci si è meritato il premio Nobel, ma forse è grande nella coscienza della Nazione perché milioni di italiani generazione dopo generazione hanno imparato a memoria San Martino (La nebbia agli irti colli)… o Pianto antico (L’albero a cui tendevi la pargoletta mano…).

Tornando al quiz peggio mi sento sulle domande di storia. Qui si tratta di collocare tra quattro periodi storici proposti un fatto o un personaggio. Pazienza se c’è un po’ di incertezza su De Gasperi (ottocento o novecento?) o su Berlinguer (Risorgimento?), ma se mi collochi attorno al 1970 Mussolini o Hitler c’è qualche cosa di più. C’è una mancata coscienza dei valori fondamentali della convivenza, dei drammi umani da cui è nata la contemporaneità. Cosa è associato a quei nomi. Non riesci a collocare la tua vita dentro il flusso della storia. Una indifferenza sostanziale per i fatti collettivi.

Naturalmente e per fortuna non è la generalità, ma basta parlare con qualche professore universitario per sapere quale sia lo stato della cultura generale di chi entra all’Università: frequenti eccellenze ma in media lacune culturali enormi. Non mancanza di nozioni mnemoniche accademiche, ma mancanza di riferimenti sostanziali. A parte l’incapacità di parlare e scrivere un italiano corretto, la difficoltà di collocare il proprio presente nel flusso dello spazio e del tempo, come dimostrano le risposte al quiz.

Fatti di costume? Qualcosa di più che riguarda la Politica. Perchè vuol dire che la Buona Scuola dovrebbe occuparsi non solo di stato giuridico ed economico degli insegnanti, del ruolo manageriale dei presidi (li chiamo ancora così) ma anche del progetto educativo. Dopo 13 anni di scuola (lasciamo stare l’Università) quale vorremo che fosse il sapere condiviso, la base culturale comune che consente di essere cittadini a pieno titolo? In una nazione diventata multiculturale e multietnica? Perchè l’enorme flusso informativo e nozionale offerto da internet non basta, se non c’è una organizzazione, una gerarchia, un “albero” dei saperi.

Riguarda anche il linguaggio politico. Perchè spesso si parla dando per scontato conoscenze che non ci sono. Ma per moltissimi parlare di Moro o Berlinguer (leader politici che hanno attraversato la vita degli italiani della mia generazione) non ha alcun significato. Meno che parlare di Cavour o Garibaldi, così lontani dal tempo e dalla vita del presente. E allora si rimedia semplificando al massimo il linguaggio, rendendolo banale. Linguaggio da bar, si sarebbe detto una volta. In questo modo però inconsapevolmente si finisce per disprezzare il popolo, non ritenerlo degno di misurarsi con gli esempi migliori della storia collettiva, con i momenti che hanno fatto dell’Italia una nazione. Invece la democrazia ha bisogno di solidi riferimenti valoriali condivisi.

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3 commenti

  1. Sabrina Di Napoli
    29 dicembre 2015

    La cultura politica manca completamente e questa E’ una scelta POLITICA. Le faccio un esempio banale comunque di come si scelgono gli insegnanti ad esempio di storia. Si puo insegnare storia con la laurea in lettere senza aver sostenuto l’esame di storia contemporanea, ma non si può fare lo stesso con la laurea in scienze politiche (che obbliga all’esame di storia contemporanea) senza aver studiato storia medioevale e tutte le altre storie. Viviamo in Veneto, la Serenissima fu qualcosa di immenso. Ma tutto quel che so della grandezza della Serenissima io, non di famiglia Veneta, l’ho imparato in primo luogo viaggiando nel mediterraneo e poi approfondendo. Degli egiziani, di Atene di Roma antica e del Sacro Romano impero sappiamo invece tutto. A scuola si imparano certe cose e altre no, perchè quel qualcuno che le insegna sa solo quelle. La cultura non ha valore , con la cultura non ci si mangia (neanche coi quiz). Ed è una verità incredibilmente triste. Ma ci vogliono così.


  2. Gianp2
    29 dicembre 2015

    Manca Tridentine


  3. paolo
    29 dicembre 2015

    FACCIO MIE LE TUE OSSERVAZIONI , DIRO’ DI PIU’ : SE VOGLIONO FAR CADERE UN CONCORRENTE , IN QUALSIASI QUIZ, BASTA PORRE UNA DOMANDA DI CULTURA RELIGIOSA ANCHE BANALE : IL 70 % LA SBAGLIERA’.


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