Il pessimismo non serve, ma non facciamo finta di niente

Pubblicato il 5 aprile 2016, da Dai giornali,Veneto e Nordest

venetobandieraVeneziePost, 4 aprile 2016

Il Rapporto 2016 della Fondazione NordEst non contiene solo la consueta e preziosa rassegna dei dati economici più sensibili e l’approfondimento su ciò che si potrebbe e dovrebbe fare in settori strategici per incrementare la produttività. Contiene anche un invito ad un esigente esame di coscienza per la classe dirigente del Nord Est. Anche le tre belle giornate del festival Città Impresa a Vicenza sono servite ad accendere fari sulle cose che vanno e su quelle che non vanno

Vediamo di non far finta di niente. Perché le eccellenze non mancano (come dimostrano i dati positivi dell’export ed anche i risultati della ricerca sulle medie imprese vincenti della Fondazione san Paolo) ma i risultati complessivi sono modesti. Due dati: la crescita del PIL che sta nella media nazionale (finiti i tempi della locomotiva) e l’allontanarsi del Veneto dal club delle regioni europee più competitive. Nel 2000 il Nord Est aveva un PIL superiore del 41% alla media europea, meglio di Baviera e Baden Wuttemberg che erano al 36. Alla fine del 2015 i tedeschi avevano migliorato le performance (44% superiore alla media) e noi di molto peggiorate, scendendo al 13%.

Non si tratta di abbandonarsi a pessimismi improduttivi ma bisogna appunto non far finta di niente. Ci sono dei limiti sistemici che vanno aggrediti con coraggio. Perchè c’è un fenomeno singolare: quando il Nord Est era una vera locomotiva non si perdeva tempo ad autocelebrarsi: molta umiltà e molto nascondimento, quasi un miracolo inconsapevole. Ci sono voluti i Giorgio Lago ed i Francesco Jori per raccontare questa storia. Ora che non abbiamo molto da celebrare vorremmo vivere sugli allori del passato. Limitandosi all’autocelebrazione. “Prima i Veneti” e “Il Veneto ai veneti” possono essere slogan che piacciono, ma occorrerebbe che seguissero i fatti: una orgogliosa azione per essere davvero primi per capacità innovativa.

Il Rapporto ci ricorda che il Nord Est (ed il Veneto in particolare) non ha dato grande prova di sé come sistema economico/territoriale. Alla sfida della grande crisi cosa ha prodotto il sistema Veneto? Sul piano infrastrutturale siamo ancora inchiodati sull’Alta Velocità, non per carenza di risorse ma per incapacità di offrire a RFI un progetto condiviso. La Pedemontana galleggia. Ci siamo fatti conoscere per lo scandalo del Mose, con un intreccio criminogeno tra avidità di politici, tecnici, imprenditori per sconfiggere efficienza e mercato. Adesso il Governo Renzi ha messo a disposizione del Veneto 350 milioni per la Banda larga: speriamo che sino spesi presto e bene.

Del credito non occorre aggiungere parole: una enorme dissipazione a danno di risparmiatori, famiglie ed imprese. La distruzione di 10 miliardi di ricchezza: tra il 2011 ed il 2016 i valori per azione di Veneto Banca e della Popolare Vicentina sono crollati da 39,5 a 7,3 euro e da 62,5 a 6,3 euro per azione. Mentre si magnificavano le virtù delle banche del territorio e della capacità del Veneto si realizzava questa distruzione non solo di ricchezza ma anche di fiducia. Nel silenzio complice di troppi. Perché si poteva capire quello che stava succedendo. Sulle colonne di Venezie Post per tempo si è scritto con ricchezza di argomenti e nessuno è intervenuto.

Siamo la terra in cui una elaborazione culturale sul federalismo non è mancata, anzi è stata per un certo periodo motore dell’iniziativa politica. Adesso a Roma le riforme si stanno facendo: riforma della Costituzione, abolizione delle Province, Città metropolitane, incentivi alla fusione dei comuni, ecc. E nel Veneto? Nulla. Ci si trastulla con l’idea di un inutile referendum sull’autonomia o una irrealizzabile fusione con Friuli e Trentino. Invece di lavorare perché l’area metropolitana di Venezia diventi invece di una barocca ed inutile costruzione amministrativa un motore per una aggregazione delle funzioni urbane del Veneto centrale, per riorganizzare in modo efficiente le ex province, per aprire una seria trattativa con lo Stato centrale per le forme di autonomie contrattata già previste a Costituzione vigente e rafforzate con il nuovo testo della Costituzione che sarà sottoposto al referendum.

Il tema cruciale del rapporto ricerca/impresa è segnato da un cimitero di fallimenti: i parchi scientifici (ad ognuno il suo e così rendendo impossibili azioni incisive), il fallimento di Veneto Nanotech, la mancata realizzazione di un Politecnico veneto (anche solo mettendo in rete le competenze dei diversi atenei in modo percepibile). La ricerca del prof. Buratti sulla efficacia delle politiche di incentivazione alle imprese registra un altro fallimento.

Del resto come reagisce la classe dirigente? I partiti sono in crisi ovunque. Ma qui nel Veneto di più. Forza Italia è sparita. Finito indecorosamente Galan c’è il nulla. Il PD ha subito una batosta storica e non ha dato il minimo segno di una reazione. La stessa Lega ha subito una scissione con Tosi, la lista Zaia ha preso più voti di quella della Lega: ci si aggrappa al potere esistente come la DC nella fase del declino, si lancia qualche slogan emotivo ma si rinuncia a costruire il futuro. E i soggetti economici? Peggio mi sento: la Confindustria del Nord Est è stata la più divisa d’Italia sull’elezione del nuovo Presidente: una forza economica che non sa tradursi in iniziativa associativa; un’altra forza a diffuso radicamento popolare come Confartigianato Veneto, la più grande struttura italiana di rappresentanza degli interessi di un ceto produttivo, è pure attraversata da forti tensioni e divisioni.

Il pessimismo non serve a niente. Bisogna solo essere consapevoli che va radicalmente mutata l’agenda. Il Rapporto dà parecchie indicazioni in proposito. Le risorse potenziali ci sono. Di quelle offerte dal sistema delle imprese migliori ho già detto. Ma anche nel campo della cosa pubblica ci sono esempi ammirevoli: cito per tutte l’idea fortemente innovativa che si sta discutendo nel Camposampierese in provincia di Padova per far evolvere la efficiente Unione dei Comuni che già esiste in una vera nuova città.

Cercansi imprenditori. Imprenditori pubblici e privati per gestire questa nuova necessaria agenda. Non riponiamo il Rapporto negli scaffali. Usiamolo come guida esigente.

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