In ricordo di Guerrino Bonfio

Pubblicato il 12 novembre 2018, da Pd e dintorni

Alla Casa del Commiato di Padova c’è stato l’ultimo saluto a Guerrino Bonfio. Lo hanno ricordato con parole belle e commosse Flavio Zanonato, Floriana Rizzetto, il Parroco di San Girolamo, uno degli amati nipoti. Alla fine hanno chiesto anche a me di dire due parole. Ho dovuto improvvisare ma lo ho fatto con il cuore. Riporto qui un po’ riordinato quello che ho detto per onorare la figura di Guerrino, militante comunista.

 

Era un avversario. O meglio è stato un avversario, perché poi le nostre strade si sono incrociate e il cammino è diventato lo stesso, partendo da punti lontani e diversi.

Un avversario temibile per noi giovani democristiani che guardavamo a lui con un misto di timore e rispetto. Timore perché aveva la chiarezza delle persone che hanno fede nelle proprie idee, posseggono una capacità dialettica semplice, senza troppi svolazzi intellettuali, basata su una conoscenza vera delle questioni sociali. Di rispetto, perché avvertivamo in lui la passione di una militanza, di una identificazione assoluta con una comunità politica a cui si impegnava a dare voce.

Apparteneva ad una generazione di militanti comunisti che avevano chiaro che il loro destino sarebbe stato a lungo quello dell’opposizione, ma che a questo ruolo sentivano il dovere di dare dignità, rigore, passione. Ho conosciuto persone come Bonfio, Cesare Milani, Rosetta Molinari e tanti altri che ritenevano sempre loro dovere intervenire nei luoghi istituzionali in cui erano minoranza, per esprimere con puntiglio il punto di vista del PCI, perché restasse traccia di una documentata posizione del Partito, della voce di strati popolari che avevano raccolto.

Un avversario temibile, con la sua figura alta, seria, compresa nella missione politica. Del resto se qualche volta venivano meno gli argomenti sapeva imporsi sovrastando l’assemblea con il suo vocione tonante…Aveva quelle mani grandi e forti, che quando dovevano far partire un applauso si facevano sentire. E incutevano timore, se c’era bisogno di usare la forza fisica, e talvolta nei tempi disordinati della passione politica c’era bisogno di difendersi anche fisicamente da qualche gruppetto neofascista o da compagni che avevano scelto la strada della violenza. Mani però che sapevano creare con competenza, delicatezza e sapienza capolavori dell’arte liutaia.

Ha impersonato davvero una stagione della politica che è camminata con fiducia sui valori della carta costituzionale, sulle gambe di grandi partiti che erano insieme comunità sociale, scuole di formazione, organizzazioni capaci di muovere e orientare grandi masse popolari.

Partiti che avevano bisogno certamente di grandi leader politici, credibili e coinvolgenti, ma che si sostenevano sul lavoro umile, profondo, continuativo di donne e di uomini come Bonfio. Capaci di vivere insieme la vita del popolo, entrando nelle famiglie, essendo compagni di lavoro, frequentando gli stessi bar, parlando delle stesse cose. Spiegando e illuminando. Proponendo e coinvolgendo. Con parole semplici ma credibili. Ce ne sono state tante di figure così nei grandi partiti popolari, comunisti, democristiani, socialisti…Persone che hanno dedicato una parte importante della propria vita a costruire una comunità politica, a far sì che i partiti fossero luoghi accoglienti, in cui condividere speranze, progetti, ideali.

Per questa via Bonfio ha acquisito la sua reputazione e la sua dignità di dirigente politico. Rappresentare sul serio una comunità, piegandosi sulle sofferenze, aiutando quando possibile, facendosi sentire vicini. Ricordo che anche per noi Sindaci democristiani la sua autorevolezza era fuori discussione. Per venire in visita al “quartiere cinese”, poi intitolato ai Caduti della Resistenza, un po’ scherzando un po’ sul serio, ci dicevamo che occorreva chiedere permesso a Guerrino. Era giusto (ed era bene) informarlo, perché con la sua autorevolezza sapeva tenere a freno gli intemperanti e tenere l’incontro sul piano del rispetto reciproco.

Per questo la sua memoria va coltivata. Per la nostra generazione ha rappresentato anche lui uno stile di vita politica. Una politica che sapeva anche scontrarsi duramente sui principi e sugli ideali, che sapeva usare tutte le armi della propaganda, ma che alla fine  non faceva venir meno il rispetto, perché ci si sentiva parte della stessa vita democratica. Una vita politica che costruiva comunità, trasmissione di saperi, senso dello Stato. In cui il noi veniva prima dell’io, non perchè non si coltivassero passioni ed ambizioni personali, ma perchè le si sapeva contenere dentro una dimensione collettiva.

Oggi Guerrino ci direbbe di stare attenti ai tanti sintomi che segnano il risveglio di visioni autoritarie nella società italiana. La ripresa senza pudore di parole d’ordine che sono state proprie di stagioni nefaste del fascismo. Ci direbbe di combattere con energia queste involuzioni. Di coglierne tutti i pericoli e di combattere ricreando le condizioni di una grande unità della sinistra. E questo sarà il modo migliore di onorarne la memoria.

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2 commenti

  1. Floriana Rizzetto
    12 novembre 2018

    Ho apprezzato molto l’intervento di Paolo Giaretta. Preciso però che il parroco è quello della Parrocchia di S. Girolamo.


  2. Paolo
    12 novembre 2018

    hai ragione, correggo


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