Prima il Veneto, ma le parole non bastano

Pubblicato il 16 novembre 2018, da Veneto e Nordest

Importante la presentazione del nuovo rapporto della Fondazione Nord Est, la fondazione confindustriale che dopo un periodo di profonda crisi viene opportunamente rilanciata sotto la direzione scientifica del prof. Carlo Carraro. Una edizione del Rapporto in forma rinnovata, con ricca infografica e più leggera nel testo ma ricchissima come prima di dati, informazioni, riflessioni stimolanti.

Sarebbero bene che tutta la classe politica veneta per prima lo leggesse e lo studiasse. Anche chi, come noi del PD, sta all’opposizione del governo gialloverde e della giunta leghista veneta (e ormai anche friulana e trentina) perché ne ricaverebbe elementi importanti per una opposizione motivata.

Sulla presentazione posso fare due osservazioni: del tutto singolare che nessun esponente della giunta veneta fosse presente ad interloquire nella tavola rotonda che ha accompagnato la presentazione. Siccome non penso che non siano stati invitati vuol dire che non hanno ritenuto importante esserci, oppure che Zaia non potendo esserci lui (e questo ci sta, visto che la Regione deve affrontare diverse emergenze) ha ritenuto che nessuna della sua giunta fosse in grado di dire delle cose opportune e sensate…

La seconda osservazione riguarda l’intervento del Ministro Tria. Importante che fosse presente, si è capito anche per un rapporto di amicizia con il direttore Carlo Carraro, ma imbarazzante l’intervento. Più una lezione astratta da professore universitario che di un Ministro. Sciorinando una serie di politiche che sarebbero necessarie per sostenere lo sviluppo (in gran parte condivisibili) ma di cui non vi è alcuna traccia nelle politiche del Governo, anzi vi sono impostazioni opposte.

Sui dati presentati ve ne sono due che dovrebbero molto, molto, molto preoccuparci. Formiamo laureati, ma poi queste intelligenze vanno altrove. Per il Veneto c’è un saldo negativo del 4,6%, mentre il bilancio per Lombardia è positivo per il 13,7 e per Emilia per il 15,3. Ancora più preoccupante è il dato relativo al saldo iscritti al primo anno di università per regione di residenza. Nel Veneto purtroppo sono più quelli che se ne vanno in altre regioni che quello che vengono. Nel Veneto è un saldo negativo del 5,8%, in Emilia il saldo è positivo per il 46,2%, in Lombardia per il 16%.

Vuol dire che non solo il sistema produttivo nostro non riesce ad assorbire tutti i laureati che si formano ma che addirittura gli studenti non considerano un ambiente stimolate quello veneto e vanno a formarsi in altri luoghi, dove pensano che sia migliore la formazione universitaria, l’ambiente e i servizi offerti e le prospettive di lavoro post universitarie. Preoccupante soprattutto la forte capacità attrattiva dell’Emilia.

Su questo dovremo riflettere, altro che la retorica di prima il Veneto. Per essere restare primi occorre investire sul futuro. Evidentemente l’Emilia lo sta facendo molto più di noi, investendo ingenti risorse su formazione, innovazione, sostegno agli investimenti produttivi, centri di ricerca applicata, ecc.

Ha ragione Zaia a lodare, e mostrare, la capacità di reazione delle genti della montagna dopo il nubifragio. Ma la regione dovrebbe fare molto di più per sostenere chi combatte la battaglia quotidiana della competitività. A cui poco da un Governo statale che pensa solo alla scappatoia dei condoni fiscali ed abbandona il coraggio di Industria 4.0 e uno regionale che a differenza delle regioni contermini non ha una politica industriale degna di questo nome. Poi rivendica nuove competenze e non sa gestire quelle che ha

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