Segnali e semi di futuro

Pubblicato il 19 marzo 2019, da Politica Italiana

Segni. Ci sono segnali di un paese che esce da un incantesimo e prende coscienza della deriva a cui ci stiamo abbandonando. Con una crescita scarsa, con un incattivimento senza speranza, con chiusure che ci escludono da ogni capacità di contare positivamente nel mondo.

Possiamo mettere in fila un po’ di eventi. Partiamo dalle “madamine” di Torino, che si ribellano all’idea che in silenzio Torino torni ad essere una città marginale e sonnolenta. Dicono che la TAV non è un mostro ma un collegamento vitale per la città con l’Europa. Per passare dalla gomma alla rotaia nel trasporto merci internazionale. Danno la sveglia a quella città che si era affidata alla Appendino, un po’ per il gusto di cambiare, un po’ affascinati da una candidata espressione della buona borghesia torinese.

A Milano qualche settimana fa è sceso in piazza un mondo, ricco anche di diversità, ma che insieme vuole affermare che c’è una Italia che non ha paura del futuro, che non pensa che si costruisca futuro con nazionalismi, razzismi, xenofobie, muri. Non un buonismo astratto, ma i buoni sentimenti di chi lavora sul campo, costruisce accoglienza ed integrazione, lavora in Italia con determinazione. Una festa popolare.

Le primarie del PD, con una partecipazione superiore ad ogni previsione e superiore ad ogni altra mobilitazione di partiti o movimenti politici. Con un popolo che si reca alle urne in buona parte non tanto interessato alle sorti congressuali del PD (ricordiamo che avevano votato alle primarie interne meno della metà dei già scarsi iscritti al partito) ma soprattutto interessato a dare un segnale: noi siamo una Italia che sta da un’altra parte rispetto al sovranismo salvinista ed alle improvvisazioni ondivaghe dei pentastellati. Che pensa che libertà, giustizia sociale, eguaglianza, solidarietà, europeismo contro i nazionalismi, siano tutti valori forti che sono nella coscienza della nazione.

La straordinaria mobilitazione di energie giovanili attorno ai temi ambientali. Fatto non nuovo, da non semplificare o esaltare superficialmente. Ma si manifesta una generazione nuova, diversa dalle precedenti, con una domanda non banale e non ideologica, consapevole di una deriva da fermare.

Segnali, semi di possibile futuro. Semi che devono germogliare per cambiare il corso degli eventi. Non è detto che succeda. Come narra la parabola del Vangelo non tutti i semi arrivano a fruttificare.

Occorre un imprenditore politico che colga questi segnali, li unifichi, li metta in rete, sia capace di raccogliere queste speranze che si manifestano, queste domande nuove che si affacciano.

Chi se non il PD? Non il PD da solo, ma il PD come strumento di partecipazione e di costruzione. Mi sembra che Zingaretti si sia dimostrato con i suoi primi gesti consapevoli della sfida impegnativa, dell’occasione che ci viene riofferta. Con un governo ormai immobile, diviso su tutto, tenuto insieme solo dal cemento del potere. Il tempo è poco, le elezioni europee sono domani e bisogna riuscire in quell’appuntamento ad esprime il senso di una robusta svolta. E’ il momento anche delle generosità. Può darsi che abbia ragione dal punto di vista tattico +Europa a presentarsi da solo, visto il sistema elettorale. Potrebbero però essere voti dispersi inutilmente.

In ogni caso conta la capacità del PD di essere aggregante non divisivo. Ci sono nomi che parlano positivamente al nostro popolo. Devono dare l’idea di una squadra coesa, da Zingaretti, a Gentiloni, a Renzi, a Calenda, perciò credibile nell’attrarre altri nomi capaci di suscitare emozioni e consensi elettorali, da Pisapia a tanti altri che questa volta possono mettere la faccia in una impresa decisiva per le sorti del paese. Speriamo (e lavoriamo).

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1 commento

  1. SILVIA
    19 marzo 2019

    Sono d’accordo su tutto. Tra i nomi che “parlano positivamente al nostro popolo”, vorrei che ci fossero anche quelli di alcune donne.


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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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