Prima intimidire, poi…

Pubblicato il 18 maggio 2019, da Politica Italiana

Si dice che non bisogna esagerare con le critiche e gli allarmismi. Sarà. Mi ricordo quelli che dicevano di Berlusconi agli esordi “Ma insomma, lasciatelo lavorare” e poi sappiamo come è andata a finire.

Ci sono dei sintomi di una deriva autoritaria che non possono essere sottovalutati. Capisco che le notizie siano tante e che alla fine se ne perde il senso, ma succedono cose inaccettabili sotto il profilo di una corretta vita democratica.

Uno zelante questore mobilita i vigili del fuoco con tanto di autoscala per rimuovere da una casa privata uno striscione, che non incita all’odio, non prelude a disordini di piazza. Dice solo “Salvini non è il benvenuto”. Non c’è più la libertà di pensiero? Non posso manifestarlo? E’ subordinata non al rispetto della legge ma al gradimento del questore di turno? I questori ed i funzionari di polizia che io ho avuto modo di conoscere in tanti anni di attività istituzionale per fortuna avevano più buon senso. Tolleravano perfino qualche occupazione abusiva spiegandomi che così riducevano il danno e potevano controllare meglio.

Più grave ancora l’episodio della sospensione dal lavoro di una insegnante. Colpevole di cosa? Di non aver censurato i propri studenti. Di non avergli impedito di esprimere il loro pensiero. Che non era un pensiero sovversivo o in violazione della legge. Semplicemente riportavano ciò che è stato scritto in tanti media, sottolineato da costituzionalisti, nei modi dovuti perfino dal Presidente della Repubblica. E cioè che il decreto sicurezza di Capitan Mitraglia contiene delle norme discriminatorie in base all’etnia, come le leggi razziali, della cui portata in fondo gli italiani, molti italiani, si sono resi conto solo dopo, quando hanno visto scomparire compagni di scuola, professori, stimati professionisti.

Cosa avrebbe potuto fare quella professoressa? Negare agli studenti la libertà di ricerca e di pensiero, dire che quelle cose si potevano dire e scrivere in televisione, sui media, da costituzionalisti stimati ma che a loro non era concesso?

Anche qui: uno zelante funzionario interviene con una severità e una celerità incredibile. Insegnanti fannulloni che non insegnano, insegnanti che insultano gli alunni, insegnanti che vengono meno ai loro doveri restano inamovibili ai loro posti in attesa di accertamenti, qui si deve dimostrare la durezza dello Stato, nei confronti di chi si permette di credere che la scuola debba essere palestra di libertà.

No, non si deve tacere. Sono sintomi pericolosi, forse rintracciabili nella vita della repubblica solo negli anni dell’immediato dopoguerra, nel periodo più duro di uno scontro politico e sociale tra i governi centristi e le sinistre. Ma erano altri anni, c’era la guerra fredda, esistevano ancora pulsioni rivoluzionarie, che per la verità il PCI seppe sempre contenere e ricondurre sul piano della contesa democratica.

Reagire perciò, non passare sotto silenzio. E ancora una volta dico, l’arma immediata ce l’abbiamo: il voto convinto alle Europee, un voto contro questo governo!

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1 commento

  1. Giovanni Gasparin
    18 maggio 2019

    Il male è che sono parecchi a non avvertire questo clima preoccupante.


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