Le piazze devono essere vive, sì ombrelloni, no rumori

Pubblicato il 17 ottobre 2019, da Dai giornali,Realtà padovana

Il Mattino di Padova, 17 ottobre 2019

Mestiere difficile quello di un Soprintendente. Assicurare la tutela dei beni culturali che gli sono affidati e insieme tener conto di come una comunità cittadina fruisce di quel bene. Con buone e cattive abitudini, con tradizioni secolari o con usi innovativi o magari distorsivi. E deve prendere anche decisioni impopolari che la politica, inevitabilmente più sensibile al consenso immediato, non ha il coraggio di assumere.

Del resto della ormai lontanissima esperienza di Sindaco ben ricordo diversità di opinioni con i Soprintendenti del tempo: annualmente per le giostre in Prato della Valle, che in effetti crescevano di dimensione di anno in anno, oscurando del tutto il valore monumentale del sito. Oppure lo scontro con il divieto della Soprintendenza di realizzare un park sotterraneo in Piazza Insurrezione, divieto che ho sempre ritenuto dovuto a motivi ideologici piuttosto che ad un puntuale esame della situazione archeologica.

Normale perciò che ci sia un conflitto, per fortuna molto civile nei toni, tra ciò che vuole tutelare la Sovrintendenza (il valore monumentale delle nostre piazze) e ciò che vuole tutelare l’Amministrazione comunale: insieme al valore monumentale davvero importante del nostro centro Storico, che attrae in modo esponenziale flussi turistici, anche lo svolgimento di attività economiche che le piazze le fanno vivere aggiungendo anche colore e appunto attrattività. Però, aggiungo, l’Amministrazione deve anche tutelare una ragionevole quiete dei residenti.

Mi auguro che il confronto civile porti a soluzioni condivise. Tenendo conto che le piazze sono state da secoli luogo di incontro di traffici e commerci. Lo stesso Palazzo della Ragione non sarebbe quello che è se i nostri antenati non avessero pensato fin dall’inizio alla sua duplicità: il luogo dell’esercizio di funzioni alte come l’amministrazione della giustizia, in uno spazio monumentale che ammonisse il popolo sulla presenza di un potere che lo sovrastava e insieme di funzioni legate alla vita quotidiana, compenetrando i due aspetti perfino con gli odori, i rumori e le immagini colorite di un grande mercato.

Est modus in rebus avverte il Sovrintendente. Sì, ha ragione, però: in Piazza dei Signori c’è il mercato giornaliero con bancarelle invadenti almeno tanto quanto gli ombrelloni dei bar. E tuttavia è una tradizione che rende vivo il centro storico e penso che nessuno pensi di vietarle. Magari si potrebbe migliorare l’estetica.

Dice il Sovrintendente che solo a Padova il plateatico dei bar è così esteso da invadere tutta la piazza, mentre dovrebbe essere almeno addossato all’esercizio. Qui mi permetto di osservare che è la natura stessa delle Piazze che obbliga a questa soluzione, perché il contorno delle piazze resta dedicato a un sia pur limitato traffico veicolare. Avendo frequentato per parecchio tempo Roma ed attraversato pressoché quotidianamente la Piazza del Pantheon diciamo che lì il plateatico è addossato agli esercizi ma invade poi gran parte della Piazza, senza contare i figuranti travestiti da soldati romani…

Dunque giuste le regole, però le piazze facciamole vivere. il Soprintendente consideri che gli ombrelloni servono per riparare dal sole. E finché c’è il sole bisognerà lasciarli. Le piazze sono belle lo stesso.

Invece: faccia il Comune ciò che è suo dovere fare. Imporre orari più ragionevoli che abbiamo rispetto per i residenti. Il consumo notturno di alcool per chi lo vuole si faccia in altri spazi; non ci sia una privatizzazione totale delle piazze che impedisca del tutto il passeggio; ci sia una giusta remunerazione per le casse comunali per l’uso di un pregiato spazio pubblico. La politica faccia il suo dovere fino in fondo, così i Soprintendenti potranno occuparsi di altre più rilevanti questioni.

Paolo Giaretta

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