IL PD che esiste

Pubblicato il 4 novembre 2019, da Pd e dintorni

Una bella e intensa mattinata a Riese Pio X. Convocate dai segretari di circolo di Castelfranco, di Vedelago e dell’Alta Castellana locali, a partire da quella di Castelfranco, tante persone a discutere con passione del futuro del PD, dirigenti locali, iscritti, elettori. Sono stato aiutato in questa riflessione dalla segretaria provinciale di Vicenza Chiara Luisetto, con interventi poi di Teresa Spaliviero segretaria di Castelfranco, del segretario provinciale di Treviso Giovanni Zorzi, del consigliere regionale Andrea Zanoni e dai tanti interventi che si sono succeduti. Non solo domande, soprattutto riflessioni, contributi, punti di vista. C’è ancora una comunità del PD, sarebbe un delitto ancora trascurarla, non coltivarla, non darle respiro. Ho ripetute più o meno le cose che vado dicendo in questo periodo (ad esempio da ultimo a Ponte San Nicolò) o che scrivo qui sul blog.

Tanti interventi, che riassumerei in questo modo, e sono richieste importanti da parte di quella che una volta si chiamava la base…

Intanto l’esigenza della formazione, e di una informazione puntuale. Per combattere nel territorio, anche solamente per fare i classici banchetti (che tanti militanti generosamente tengono in vita) occorre che il partito fornisca ai propri dirigenti locali e militanti gli strumenti conoscitivi necessari, una conoscenza approfondita sui temi caldi tra la gente, con dati, con elementi critici ben fondati, con proposte chiare.

La consapevolezza che la grave crisi della democrazia, che si sta manifestando in larga parte del mondo occidentale, è legata al crescere delle ingiustizie sociali e delle disparità. I grandi processi di partecipazione democratica (partiti, sindacati, movimenti di massa) erano legati ai concreti risultati che si ottenevano nel miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini. Le battaglie in fabbrica, nelle sezioni dei partiti, nelle istituzioni producevano riforme che si traducevano in nuovi diritti: sanità, istruzione, previdenza, salari, ecc. Di fronte a questa crisi la sinistra non ha ancora elaborato una interpretazione coinvolgente e convincente. Bisogna tornare ai temi della giustizia sociale

La volontà che la prossima battaglia politica per le elezioni regionali veda un partito preparato sui grandi temi della regione, dal federalismo, a un disegno metropolitano, all’ambiente, alla sanità che va degradando, ecc. con posizioni suffragate da dati, conoscenze, proposte. C’è un altro Veneto da rappresentare, può darsi che sia minoritario, ma va comunque rappresentato. Evitando che come è successo in passato si faccia un candidato presidente che poi scompare dai radar della politica regionale. Serve un candidato presidente che poi diventi il punto aggregante per le politiche del quinquennio. Costruire con continuità, pazienza e tenacia l’alternativa.

Gli stimoli sono stati molti altri. Interessanti. Un dibattito serio, molto migliore di quello che occasionalmente ho avuto occasione di ascoltare negli organi provinciali e regionali…Dunque insisto: chi non lavora non mangia e neppure prende voti. Però le risorse in giro ci sono, vanno organizzate, accolte, fatte sentire importanti. Come ha commentato su Facebook Matteo Favero: “C’è un altro Veneto che aspetta un’alternativa: tante energie, tante intelligenze e tante solidarietà che aspettano di essere organizzate con una proposta politica credibile, concreta e seria. Come i veneti”. Se non ora, quando?

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