Referendum propaganda, in mancanza d’altro

Pubblicato il 17 gennaio 2020, da Politica Italiana

Lo stato del dibattito pubblico (penoso) è dato dalle reazioni dei due vecchi sodali (rimpiangentisi?) Matteo Salvini e Giggino Di Maio di fronte alla sentenza della Corte Costituzionale sulla proponibilità del referendum leghista.

In un paese normale si rispetta la Corte Suprema e non la si trascina nel dibattito politico. E’ una ipocrisia dire che le sentenze non si possono discutere. Si discutano pure, ma con argomenti giuridici, non con battute da politicanti da bar.

“È una vergogna. È il vecchio sistema che si difende” strilla Salvini. Risponde Giggino: “quello che importa a loro in questo momento è trovare un modo per accaparrarsi più poltrone possibili”. Invece la Meloni rispolvera l’ever green del Cavaliere: “la sentenza della Consulta era prevedibile visto che il quesito era sgradito alla sinistra”.

Nel merito niente. Perchè sono referendum per fare propaganda. Come quello sulla autonomia voluto da Zaia che con loro al governo ha prodotto uno zero tondo.  Perché il merito attesta che c’è una assoluta coerenza della Corte in materia. Non occorre essere costituzionalisti, basta avere un po’ di memoria. Sempre, e giustamente, la Corte ha bocciato quesiti che se approvati lascerebbero il paese senza legge elettorale. La legge che ne risulta dal “taglia e cuci” delle soppressioni deve essere auto applicativa, non bisognosa di altri interventi normativi. E’ un principio evidente di buon senso. Tutto il sistema democratico si incepperebbe se non ci fosse in vigore in ogni momento una legge elettorale capace di eleggere il nuovo parlamento. Potrebbe esserci un parlamento non in grado di varare una nuova legge e non ci sarebbe più la vecchia.

Il merito delle sardine (se non lo perdono per strada strutturandosi in simil partito, riducendosi anche loro a facilitatori e altre amenità) è proprio questo: aver richiamata la necessità di un dibattito pubblico rispettoso del valore delle parole, rispettoso delle opinioni altrui. Ed è un grande merito.

La polemica di Renzi sulla prescrizione è giusta nel merito. E’ una norma anticostituzionale, che sarà falcidiata dalla Corte (anche in questo caso ci sarà chi applaude e chi fischia. Trattare tra l’altro allo stesso modo resti gravissimi (che richiedono indagini complesse) e reati di minor conto nega la giustizia ai cittadini. Con danni della loro reputazione e dei loro interessi. Innocenti con fine pena mai (perché è una pena la sospensione del giudizio) e i danneggiati che aspettano all’infinito di veder riconosciute le loro ragioni. Spero davvero che le modifiche delle norme processuali che il PD esige siano introdotte rapidamente, anche se pensare che la speditezza dei processi sia solo questione di norme…

Allora perché criticare Renzi e di suoi? Perché non ti puoi assumere il merito (ricordate?) di aver voluto il governo con i 5 stelle e poi far finta di non sapere che quell’accordo portava con sé dei prezzi non indifferenti. Perché puoi naturalmente pretendere che non vengano approvate nuove norme se non c’è il consenso della nuova maggioranza. Difficile, molto più difficile smontare norme che sono già nell’ordinamento e che sono stati punti di merito del tuo partner di governo. In una politica sempre più fatta di slogan e bandierine lo sai che è così. Quindi sono solo polemiche d’occasione. Ci sono i sondaggi non esaltanti e bisogna far percepire che si esiste, mentre dovrebbe l’attenzione nostra essere concentrata su come vincere in Emilia Romagna.

Leggo di possibili convergenze tra Italia Viva, Calenda e + Europa. Ecco, questa può essere una cosa interessante. Potrebbe (forse) anche invitare ad una minore personalizzazione leaderistica. Certo non proprio una cosa nuova. Una specie di Margherita con l’arretramento del Partito Democratico alla vecchia ditta? Uno schema che mi darebbe qualche imbarazzo. Dove stare? Vabbè, mi risolverebbe la questione Renzi che non rinuncerebbe a strabordare anche in questo campo e a perpetuare gli stessi difetti!

 

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