Se citofonando…

Pubblicato il 28 gennaio 2020, da Politica Italiana

Intanto festeggiamo. E’ un po’ di tempo che non ci capitava. Poi analizzeremo i dati, spero. Perchè si rischia di non farlo quando si perde (per paura di guardarsi allo specchio, e nel Veneto ne sappiamo qualcosa) e quando si vince perché si è paghi della vittoria…Leggeremo analisi scientifiche https://www.cattaneo.org/wp-content/uploads/2018/03/2020-01-27_ER_Flussi_4Citt%C3%A0.pdf e politologiche. Intanto mi accontento di questo.

In Emilia Romagna è successa una cosa grande. Una cosa che non succedeva da molto tempo, secondo me. E siamo stati facilitati da Salvini. Il popolo della sinistra, largamente inteso, ha ritrovato una connessione sentimentale con un proprio leader. Ha trovato motivi forti, ideali e di cuore, per uscire di casa ed andare a votare. L’orgoglio di una storia e di un presente. Ci sono buoni servizi e buon governo, ci sono anche parole come Costituzione, democrazia, antifascismo che sanno mobilitare se le si usa senza retorica. Serenità responsabile contro paura. Ci sono state le sardine a fare da apripista. A far ritrovare sentimenti e parole semplici per schierarsi, non far finta di nulla. C’è stato un candidato giusto, senza arroganza ma con l’orgoglio del buon governo.

Ha sbagliato Salvini a politicizzare la sfida? Ha fatto per la verità l’unica cosa che poteva fare. Non poteva parlare di mal governo (ha tentato vergognosamente con Bibbiano), aveva una improbabile candidata che passava da una gaffe all’altra. Ha chiesto il referendum per la spallata al governo. Solo che anche questa volta ha sbroccato. Dalla indecenza del Papeete quando si sentiva già padrone d’Italia all’indecenza delle citofonate. Tra culatelli e invocazioni alla Madonna. A un certo punto basta. Ci sono dei fatti minori ma fortemente simbolici. Per chi è di sinistra, per quanto deluso, per quanto sazio del buon governo, per quanto benaltrista, rievocare comportamenti autoritari che ricordano la storia tragica del 900 fa scattare una indignazione che si trasmette nella scelta di votare. Anche le scritte contro gli ebrei, mai condannate da Salvini, fanno riflettere elettori magari anche disposti al cambiamento ma non a perdonare.

I referendum personali portano male in Italia, evidentemente. Ci provò un altro Matteo e perse. E iniziò la sua discesa politica. Qui è diverso, però inizieranno anche nel campo della destra le riflessioni sul fatto che su una linea di destra radicale, di sdoganamento di ogni comportamento oscuro, si può crescere molto nei consensi ma anche suscitare reazioni potenti nel campo avverso.

Zingaretti esce molto rafforzato. Il PD è stato premiato anche dalla sua linea. Non rissosa, leale nel governo, coraggiosa anche in Calabria, dove non si è piegato hai ricatti dei vari maggiorenti locali. Abbiamo perso, e male, in una Regione tuttavia di destra, ma il PD si qualifica come primo partito. Ora può lavorare con più tranquillità sulla “rigenerazione” del PD. Ma occorrono fatti.

Il governo è più forte? Certo sarebbe stato molto più debole perdendo ma ora c’è un passo molto difficile per i 5 stelle. Sono gli unici che hanno perso senza alcun premio di consolazione. Reggeranno a questa sconfitta che li porta verso l’irrilevanza? E a utilizzare la forza che hanno in parlamento per uscire dalla rissosità, dalle “bandierine” senza sostanza? Capiranno che o propongono una alleanza di governo con una prospettiva ambiziosa o saranno destinati a perdere ancora? Se non decidono per incapacità o per opportunismo i capi decidono gli elettori. In Emilia Romagna hanno scelto. E in gran parte scelto giusto. Si è rafforzata una tendenza bipolare: non quella che sembrava Lega/M5S ma quella tradizionale destra/sinistra, dovranno decidere da che parte stare.

Dopo la festa sappiamo che ci attendono nel 2020, oltre alla tenuta operativa del governo, sfide da far tremare i polsi: le elezioni in Veneto (e vabbe’…), in Liguria, in cui Toti vinse per le divisioni del centrosinistra e poi quattro regioni governate dal centro sinistra: Campania, Toscana, Marche e Puglia. Sfide molto difficili.

Purtroppo non è che possiamo cantare come la grande Mina, perché l’innamoramento per la destra non è finito:

Se telefonando io volessi dirti addio/ Ma non so spiegarti/ Che il nostro amore appena nato/ È già finito

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