Nulla più come prima, non sia uno slogan

Pubblicato il 23 marzo 2020, da Politica Italiana

Sembra che la tregua politica stia già finendo. Ancora nel pieno della crisi sanitaria con migliaia di morti e alla vigilia di conseguenze economiche e perciò sociali potenzialmente devastanti riparte il balletto consueto.

Del resto per leader politici abituati ad avere la misura temporale e contenutistica del tweet difficile riuscire a fare un discorso pubblico all’altezza dei drammi. Si accusa il Governo di errori di contenuto e di comunicazione. Penso che di fronte ad un fatto del tutto inedito, in cui anche nella comunità scientifica vi erano opinioni diverse, non si potesse che agire per approssimazioni successive. La verità in tasca non ce l’aveva nessuno.

Se volessimo fare il gioco dell’accusa a posteriori sarebbe facile ricordare alla Lega che a fine febbraio Salvini pretendeva l’apertura di tutto, dai negozi alle discoteche e che Zaia sbraitava contro l’individuazione di zone rosse in Veneto a suo dire assolutamente ingiustificate.

Forse c’entra l’egoismo di parte. Gli italiani in realtà, per quello che possono contare i sondaggi in un periodo come questo, sembrano premiare la pacatezza di Conte e l’enorme carico di responsabilità che si è assunto con dignità. Ha avuto ragione Dario Franceschini a dichiarare: “il Presidente Conte va ringraziato per il suo lavoro senza sosta, con sulle spalle una responsabilità che nessun predecessore ha mai dovuto portare”. C’è una grande condivisione degli italiani per l’azione del Governo ed un gradimento elevato in particolare per la figura di Conte. Penso che sarà così anche per Zaia, Fontana, Bonaccini. Al di là dei possibili errori in corso d’opera gli italiani apprezzeranno l’indubbia dedizione di chi deve assumere decisioni.

Si accusa Conte di usare la diretta Facebook invece delle dichiarazioni istituzionali. È singolare che lo facciano i due Mattei irrequieti. L’uno che da Ministro dell’Interno e Vicepresidente del Consiglio dei social aveva fatto l’esclusivo strumento di comunicazione, montando la famosa “Bestia”, alimentata dai soldi dei cittadini, per la sua pervasiva presenza sui social, l’altro che di disinvoltura comunicativa aveva fatto una cifra della sua azione politica. Non c’è bisogno di questa polemica. Penso che non porterà neppure vantaggi a chi la alimenta.

Bisogna invece per forza essere lungimiranti. Oggi siamo necessariamente schiacciati sul presente, al massimo lo sguardo si spinge sullo spazio temporale tra le misure restrittive e la misurazione dei loro effetti sulla triste contabilità dei deceduti e dei positivi, ma verrà un dopo comunque pesantissimo, con conseguenze economiche devastanti.

Non c’è niente da fare, ci sarà un impoverimento della comunità. Ed aumenteranno le diseguaglianze sociali. Già oggi le possiamo avvertire. Perché un conto è stare a casa in una villa con giardino o in un appartamento con terrazza panoramica, ognuno con la sua stanza ed il suo bagno, un conto in un piccolo appartamento con figli grandi e piccoli. C’è chi può essere relativamente sicuro del proprio reddito e chi lo sente messo in discussione, sia un lavoratore, un professionista, un imprenditore.

Quando ci sono impoverimenti generalizzati se non c’è una politica lungimirante si accrescono rancori, rabbie sociali, sentimenti di paura incontrollati che possono dare gli esiti più diversi. Ce lo insegna la storia. Nell’Europa insanguinata dall’inutile strage della Grande Guerra nacquero i peggiori regimi totalitari, che costarono ancora tragedie enormi per i popoli europei.

Conviene perciò a tutti lasciar perdere la polemicuzza di giornata. Ci si misuri sulle grandi questioni sociali che richiederanno il pensare strumenti inediti. Non sarà più come prima lo abbiamo detto parecchie volte anche solo in questo nuovo secolo. Ma questa pandemia globale (avvisaglia di altre?) è davvero un evento inedito. Già riguarda più di un miliardo di umani, si prevede oggi la perdita di cento milioni di posti di lavoro e chissà domani. Ma volete che il problema sia l’ora delle comunicazioni del presidente Conte? Pensiamo piuttosto al bel segnale dei 7.000 medici che si offrono per andare al fronte del virus: generosità, bisogno di lavoro, idea della cura come missione. Tante cose che producono un segnale molto bello.

 

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2 commenti

  1. carlo nizzero
    25 marzo 2020

    Grazie Paolo Giaretta, come spesso mi capita di pensare
    In connessione ( e anche armonia) con ciò che dici, segnalo su fronti complementari
    Noah Harari
    https://www.ft.com/content/19d90308-6858-11ea-a3c9-1fe6fedcca75

    Francesco Morosini
    https://ytali.com/2020/03/22/oh-dio-mio-leconomia/
    specialmente sul finale, dove a mio parere si possono adombrare nuovi assetti (di potere) europei

    Sani (montanari bellunesi) e duri come serpenti (contadini vicentini)
    Carlo N.


  2. Paolo
    28 marzo 2020

    caro Carlo, leggo in ritardo e ti ringrazie per le segnalazioni, un caro saluto


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