Lavarsi le mani e anche la lingua

Pubblicato il 17 marzo 2020, da Politica Italiana

Il virus sta cambiando la nostra vita. Con una intensità che solo le guerre che ha conosciuto il ‘900 hanno portato nella vita degli italiani. Anche se allora le conseguenze economiche, sociali e morali furono incomparabilmente più drammatiche. Ed è bene non dimenticarlo di fronte alle restrizioni attuali ed alle conseguenze economiche che dovremo affrontare. Ci sarà un impoverimento da cui dovremo risalire.

Il virus fa danni ma per fortuna è aggressivo anche nei confronti di altri virus che avevano infettato la vita pubblica italiana. Ad esempio il coronavirus ha fatto quasi totalmente piazza pulita della volgarità e superficialità del linguaggio politico quotidiano.

Volgare eloquenza titolava un suo bel saggio di tre anni fa Giuseppe Antonelli, mettendo in luce il progredire esponenziale del virus di una neolingua rozza, semplicistica, aggressiva, che vuole riportarci agli istinti ed alle pulsioni primarie.

Bene, ci sono cresciuti gli anticorpi: fine delle quotidiane invettive di Salvini sull’invasione dei barconi, qui siamo invasi da miliardi di organismi che sono grandi un miliardesimo di metro, ed è una invasione vera a differenza di quella che voleva evocare il capitano. Fine del Papeete e delle volgarità che hanno accompagnato quella stagione. Al massimo Salvini è oggetto di critica perché sorpreso a fare una passeggiata mano nella mano con la sua fidanzata, cosa che non sarebbe proprio conforme alle regole.

Il virus non c’è l’ha fatta ancora a sconfiggere le fake news, queste sembrano essere una malattia invincibile. Così siamo raggiunti da isterici messaggi che sono tutti di matrice complottistica, di notizie riservate che il potere dominante vorrebbe nascondere: “mi dice un amico medico che…”, “ho saputo da persone che non lo possono dire che il virus ha subito una mutazione”, “il virus si annida nella suola delle scarpe e infetta tutta la casa per 9 giorni” e via cantando. Non occorre il messaggio segreto per capire che comunque porti lo sporco in casa con le scarpe…

Però il linguaggio pubblico si è fatto molto più serio e dignitoso. Non c’è posto per i tweet di giornata, per le troppe banalizzazioni. La politica diventa muta. Forse troppo muta, anche perché gli attori diventano ammutoliti. Le chiacchiere consuete non servono. C’è bisogno di fatti, di comunicazioni competenti, non di battute. Di fronte al provvedimento governativo veramente gigantesco le opposizioni si limitano a dire “cercheremo di migliorare il provvedimento in parlamento”, linguaggio consono ad una democrazia parlamentare.

Si capisce che servono le competenze. I no vax che ci hanno tempestato di idiozie largamente riprese dai media (quanta responsabilità dei media nel peggioramento del linguaggio pubblico) finalmente se ne stanno zitti. Uno non vale uno, perché un virologo vale più di un leone da tastiera e la superficialità non serve a combattere questa guerra.

Resta qualche residuo ma di poco conto. Ad esempio il governatore Zaia tuona: “Mi spiace ci sia qualcuno che dice che abbiamo sbagliato tutto ma noi, sinceramente, ce ne strafreghiamo”. Sta parlando della scelta di fare tamponi a tappeto. Magari ci vorrebbe più prudenza, visto i molti cambiamenti di opinione che hanno caratterizzato le scelte di Zaia. Per fortuna il governo se ne è “strafregato” quando Zaia strepitava contro l’adozione delle zone rosse in Veneto e per fortuna la Cina se ne è “strafregata” (grazie anche al Presidente Mattarella) delle esternazioni zaiane su topi e igiene e ci sta mandando aiuti consistenti.

Speriamo che questa eredità resti: lavarsi le mani e anche la lingua

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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