Tirare a campare?

Pubblicato il 30 giugno 2020, da Politica Italiana

Ha fatto bene Nicola Zingaretti a dire “mo’ bbasta”. Come dicono a Roma.

Dopo la fase dell’emergenza che tutto ha giustificato, gestita dignitosamente dal Governo, non si può pensare ad una ricostruzione del paese senza avere una idea politica condivisa e per di più con un alleato, il M5S, dilaniato da lotte intestine, tra chi il potere lo vuole conservare ad ogni costo ma senza avere capacità di decidere e chi il potere lo vorrebbe conquistare dentro il movimento.

Come è noto era stato Andreotti a pronunciare il mitico aforisma “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Erano però altri tempi, in cui ancora reggeva un sistema di rappresentanza dei partiti. E comunque alla fine anche il governo Andreotti dovette tirare le cuoia.

Stare al governo senza poter governare ha un prezzo molto esoso. Il Pd lo dovette fare con il governo Monti, ed elettoralmente costò molto. I sondaggi di oggi ci dicono che al Pd non viene riconosciuto alcun merito per l’azione di governo, galleggia sulla stessa cifra, il centrodestra resta forte, solo con uno scambio di voti tra Salvini e Meloni. Chi ne beneficia elettoralmente è Conte. Se dovesse presentare una propria lista sottrarrebbe un mucchio di voti anche al Pd.

I prezzi elettorali si possono anche pagare per il bene del paese, ma non per non fare nulla e galleggiare; non possiamo permetterci “la danza immobile delle parole” come ha efficacemente detto Zingaretti. A fronte di un rilevantissimo indebitamento che ci costerà nel futuro.

Stare al governo perché se no vincono gli altri non è un argomento sufficiente, il prezzo lo si paga più avanti ma più elevato. D’altra parte non c’è agli atti nessuna evoluzione del M5S verso una alleanza politica oltre l’emergenza, la volontà di costruire una prospettiva con il Pd. Anche chi lo pensa non ha né il coraggio, né la forza di dirlo. Ne è una dimostrazione il passaggio elettorale delle regionali. Era l’occasione per sperimentare una qualche alleanza per contrastare la destra. Macché, e d’altra parte un buon pezzo di dirigenti e di elettorato pentastellato ha una certa nostalgia per l’alleanza con Salvini.

Pensiamo al Veneto. Preso atto del trionfo che avrà Zaia, per meriti suoi e per demeriti dell’opposizione, almeno vi era l’occasione di costruire una idea alternativa di Veneto. In fondo su molti argomenti Pd e cinque stelle hanno condotto battaglie convergenti, niente da fare, bisogna far vincere Zaia senza nemmeno provare a disturbarlo politicamente…

Ma, si dice, c’è l’anno prossimo l’elezione del Presidente della Repubblica, bisogna evitare l’elezione di un sovranista. Giustissimo, abbiamo visto quanto importante sia stata da ultimo la saggezza e la fermezza di Mattarella. Ma bisognerà pur rendersi conto che con questo Parlamento può succedere di tutto. Una maggioranza per eleggere un Presidente scelto dalla destra può tranquillamente manifestarsi con il concorso dei voti dei delegati regionali e di parte importante dei pentastellati, quelli nostalgici e quelli irresponsabili. Credo che non abbiamo dimenticato l’ignobile misfatto del siluramento di Prodi…

Perciò bisogna andare al vedo. Si governa per fare, se non si può fare non si può limitarsi a sopravvivere con danno per il paese e lo spegnimento della capacità riformatrice del Pd

 

P.s. una occhiata ai risultati francesi. I socialisti ci sono, grande successo degli ecologisti, crollo di Macron, la destra ai margini. Per la prima volta il fronte progressista governa le quattro più grandi città francesi: Parigi, Marsiglia, Lione e Bordeaux…

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2 commenti

  1. bruno
    30 giugno 2020

    Con tutto il rispetto e la comprensione per Nicola Zingaretti, che forse un pò risente della struttura del pubblico amministratore, pensare ad un governo diverso – se possibile – o ad elezioni su di un programma che sia tale anche se minimo, non mi sembrerebbe un sacrilegio. Anche perchè già vedo, nel PD, chi si accontenta di dire che bisogna fare argine al montante fascismo di ritorno ed evitare che un novello Orban diventi Presidente della Repubblica. E punto.
    Diciamo che è tutto comprensibile ma che è poco per quello che è o dovrebbe essere un grande partito.


  2. Paolo
    30 giugno 2020

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