Federica val bene una messa?

Pubblicato il 20 luglio 2014, da Politica Italiana

Riprendo i miei commenti dopo una settimana di vacanza. Gli argomenti sarebbero molti: la tragedia palestinese ( ci sono le ragioni di Israele, ma non capisco come da quei massacri possa uscire una soluzione), quella ucraina (con l’incredibile disinvoltura delle compagnie aeree che volano in teatri di guerra, con quello che ne è seguito) fino alla assoluzione di Berlusconi. Che non toglie nulla al giudizio etico e politico sui comportamenti che sono emersi, al di là del profilo penale. Scrissi allora che era una esagerazione la condanna a sette anni. Vi era un eccesso che nell’appello non ha retto.
Mi soffermo invece sulla “campagna europea” di Matteo Renzi. Che segnala difficoltà che non vanno sottovalutate.
Il metodo Renzi (velocità e determinazione) ha funzionato bene in Italia. Può funzionare in Europa?
I risultati non sono esaltanti. Perché sul piano della politica economica i vincoli dei trattati non possono essere superati da documenti politici piuttosto vaghi, in cui si riconosce la necessità di porre l’accento sulla crescita (perché la stabilità è finalizzata al benessere dei cittadini europei non al loro impoverimento) ma che non sono ancora azioni positive. E ci sono le notizie negative su una crescita italiana molto inferiore a quella prospettata nei nostri documenti contabili, che fa presagire un autunno molto difficile per la predisposizione dei documenti finanziari.
C’è poi la scelta netta di Renzi per portare Federica Mogherini a guidare la politica estera europea. A qualsiasi costo. Difficile ora capire dall’esterno quanto sia gioco tattico nel mettere in luce da parte di altri paesi l’inesperienza del nostro Ministro e quanto di sostanza. Certo è che di tutti gli incarichi della Commissione quello della politica estera è il più evanescente (perché le competenze lasciate dagli Stati sono poche) e molto è legato oggettivamente alla dote personale di conoscenze consolidate, di sistema di relazioni, di autorevolezza individuale. Mogherini si è fatta conoscere in fretta, ha dimostrato capacità operative, ma certo che imporla contro la volontà di un blocco importante di paesi europei può essere controproducente. Pagare molto su altri campi per ottenere un incarico che ha comunque bisogno nella sua operatività di un consenso molto vasto potrebbe essere un affare non conveniente.
Una dimostrazione di potenza, certo. Ma ne vale la pena? Non so cosa ci sia di sostanziale sul fatto che una candidatura di Enrico Letta avrebbe un cammino molto più agevole. Per qualche contatto che ho avuto con vecchi amici del Consiglio d’Europa mi sembra che la cosa abbia un fondamento. Letta è percepito come leader esperto e competente, a ragione. Sbaglierebbe molto Renzi a non verificare questa ipotesi. Non può trincerarsi dietro la banalità che il nome non è stato fatto. perché tocca a lui farlo se constata che la strada Mogherini è troppo onerosa.
Farsi prendere da risentimenti personali, non accettare l’idea che in Europa ci sia a rappresentare l’Italia un politico che non dipende dalle sue labbra sono errori che rischierebbe di pagare. Perché il grande consenso alle Europee va consolidato. Un uomo solo al comando piace, nello sport e anche nella politica. Ma i traguardi della politica sono più complicati. Tutto sulle spalle di Renzi rischia di essere troppo persino per lui.

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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